" Stranieri da business" di Ezio Rocchi Balbi
Mentre nel Paese montano polemiche anti immigrati e vengono proposti limiti ed ostacoli per i lavoratori stranieri, si scopre che limitare un'immigrazione, nel complesso molto positiva, ridurrebbe la capacità innovativa dell'intera economia elvetica. Anzi, a voler essere concreti, se la Confederazione si ritrova in questo primo scorcio del terzo millennio al top dei Paesi più innovativi, è proprio grazie agli immigrati sztranieri. Basta sfogliare l'ultimo studio di Economiesuisse sul tema, infatti, per scoprire che soprattutto nell'ultimo decennio, quando la globalizzazione ha intensificato la lotta fra le principali piazze economiche, la Svizzera non avrebbe potuto mantenere il suo posto di primo piano nell'innovazione sulla scena internazionale senza l'afflusso di immigrati altamente qualificati. Un afflusso di cervelli stranieri, perchè, a differenza di quanto avvenuto nel ventennio precedente, quando fino al 1990 sono giunti in Svizzera numerosi stranieri poco qualificati, negli ultimi dieci anni la politica in materia d'immigrazione si è invece concentrata sugli stranieri che dispongono di una formazione solida. "Ed è stata una scelta oltre che utile indispensabile, altrimenti non saremmo riusciti a raccogliere la sfida della globalizzazione - sottolinea l'economista Angelo Geninazzi, direttore di Economiesuisse Ticino -. Per quanto la Svizzera sia già tradizionalmente innovativa di suo, è indiscutibile che l'innovazione attira innovazione, e per i lavoratori stranieri, dai ricercatori alla manodopera iperqualificata, é gratificante sviluppare i propri progetti nella Confederazione. E naturalmente viceversa".
L'effetto positivo dei lavoratori arrivati dall'estero è confermato dallo studio dell'European Innovation Scoreboard (Eis), strumento principale di misura utilizzato dall'Unione europea per stilare la classifica dei Paesi con maggiori capacità di innovazione. La relazione tra l'innovazione e la quota di lavoratori stranieri che vede la Confederazione svettare, si basa su 26 indicatori statistici e fa uso del Regional Information Survey (Ris) che quantifica l'innovazione regionale al livello europeo. "Non bisogna dimenticare che la nostra capacità d'innovazione è anche tipica dei Paesi considerati attrattivi da grandi imprese straniere che hanno scelto di portare le loro sedi operative nel nostro Paese - aggiunge Geninazzi -. Solo che anni fa la scelta avveniva per la fiscalità, sicurezza, logistica e la qualità di vita svizzera; ora è anche evidente che è aumentata la capacità d'innovazione di un Paese che sa attrarre e occupare al meglio i collaboratori stranieri". È vero che i Paesi ricchi e innovativi sono comunque ritenuti interessanti e attirano gli stranieri, e quindi non è automatico stabilire una relazione causa/effetto, ma è altrettanto vero che la motivazione e il livello di formazione degli immigrati svolgono un ruolo centrale. Cosa riconosciuta anche da studi recenti, realizzati negli Stati Uniti, che indicano chiaramente come la crescita e il dinamismo di un'economia non hanno che da guadagnare dall'influenza positiva di una politica equilibrata dell'immigrazione. "Una politica, però, che deve affinare un'immigrazione sempre più mirata - conclude l'economista -. La Svizzera, ad esempio, aveva una tradizione nel tessile, ma oggi, con la leadership della Cina importare manodopera poco qualificata in settori simili non ha senso".
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