A destra nulla di nuovo: Consiglio Regionale del Piemonte, arrivano 52 avvisi di garanzia

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1366389126.jpgLa procura di Torino ha inviato cinquantadue avvisi di garanzia ad altrettanti eletti nel Consiglio regionale del Piemonte. L’inchiesta dei magistrati sabaudi riguarda la gestione dei fondi ricevuti dai Gruppi consiliari per il loro funzionamento. Somme che andrebbero utilizzare per pagare collaboratori, stampare prodotti editoriali o usufruire di servizi ma che, secondo l’ipotesi dell’accusa, sarebbero serviti per finanziare spese di natura personale.
Peculato, finanziamento illecito ai partiti e perfino truffa; questi i reati contestati ai legislatori destinatati degli avvisi di garanzia. Secondo quanto trapela dal Consiglio regionale l’inchiesta toccherebbe tutti i gruppi, compreso quello del Movimento 5 stelle, composto da un singolo consigliere. Tra le voci di spesa fatte rimborsare dai consiglieri regionali figurerebbero anche briglie per cavalli, la spesa dal macellaio, un regalo di nozze per un assessore nonché borse e gioielli di marca. Nel mirino della procura anche cene e buoni benzina di cui però bisognerà capire se effettuate per motivi istituzionali o personali. Da maggio i consiglieri piemontesi saranno sentiti in procura, dai pm che hanno condotto l’inchiesta, Andrea Beconi e i sostituti Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi.
Nella liste delle persone che saranno interrogate è finito anche il governatore leghista, Roberto Cota. Lo ha dichiarato lui stesso in una nota sul suo sito web. “La procura di Torino nell’ambito dell’indagine sulle spese dei Gruppi Consiliari Regionali avviata lo scorso settembre 2012, mi ha inviato un avviso di garanzia contestandomi alcune spese relative alla mia attività politica di Consigliere Regionale”, scrive Cota che aggiunge: “Mi sono già recato spontaneamente dai Pubblici Ministeri per chiarire la mia posizione e sarò in qualsiasi momento a loro totale disposizione per ulteriori necessità”. “Ho sempre sostenuto in proprio la maggior parte delle spese per lo svolgimento dell’attività politica - conclude il presidente della Regione Piemonte - ho utilizzato risorse del Gruppo Regionale per importi irrisori e nel rispetto di prassi consolidate, riducendo al minimo ogni esborso di denaro pubblico”.
L’opposizione di centrosinistra ha colto la palla al balzo per chiedere le immediate dimissioni della Giunta e la convocazione di elezioni anticipate. I magistrati – particolare non trascurabile – contestano però anche la gestione contabile del Partito democratico. Non a caso, annuncia che si dimetterà da presidente del gruppo regionale del Pd, Aldo Reschigna. “Ho provveduto a convocare il gruppo consiliare per mercoledì prossimo - spiega - per consentire la partecipazione anche del collega Wilmer Ronzani, in questi giorni impegnato nell’elezione del Presidente della Repubblica. Nel corso della riunione del gruppo rimetterò il mandato da presidente del gruppo regionale, come da tempo annunciato”. Nel Pd oltre a Reschigna sono stati notificati avvisi di garanzia anche ai consiglieri Nino Boeti, Davide Gariglio, Rocchino Muliere, Angela Motta e Giuliana Manica. “Il gruppo regionale del Partito Democratico, anche alla luce delle contestazioni riferite ai consiglieri regionali nell’avviso di garanzia - si legge in una nota diffusa ieri mattina - ribadisce che le spese contestate al capogruppo e ai singoli consiglieri non sono di carattere personale. Si tratta di spese riferite ad attività istituzionali su cui da parte della Procura della repubblica vengono espresse valutazioni o necessità di chiarimento”.
Inoltre, prosegue la nota ufficiale, “non c’è nessuna contestazione relativa al finanziamento illecito dei partito - sottolineano - né diretto, né indiretto. I consiglieri regionali del Pd raggiunti da avviso di garanzia forniranno nel corso degli interrogatori fissati tutti i chiarimenti che saranno ritenuti necessari dagli inquirenti. Questa, e non altra, sarà la linea mantenuta da tutti i consiglieri del Pd”. La stessa strategia difensiva adottata dai Gruppi di maggioranza, non si capiscono quindi le richieste di dimissioni.
Restano fuori in pochi dalla lista dei consiglieri regionali indagati. Si tratta dei consiglieri del Pd: Gianna Pentenero, Mauro Laus e Roberto Placido e dell’assessore leghista Claudio Sacchetto, oltre all’ex consigliere ora parlamentare del Pd, Mino Taricco. Non figurano tra gli indagati anche i consiglieri entrati recentemente in Consiglio: Sara Franchino (Pensionati per Cota) e i due consiglieri Pd Gianni Oliva ed Elio Rostagno.
Fonte: www.rinascita.eu

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