Le fabbriche Fiat appese a un filo - di Andrea Angelini

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1366390232.jpgSe le parole hanno un senso, il futuro delle fabbriche Fiat in Italia è a serio rischio. Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, ha infatti dichiarato che in Europa è stata introdotta una strategia che permetterà di risolvere i problemi di sovraccapacità. In altre parole, qualcuno degli stabilimenti italiani già considerati inefficienti dovrà essere chiuso. Gli operai italiani, questa è la linea ufficiosa della Fiat, lavorano poco e male. Mentre all’estero, in Polonia come in Serbia, i lavoratori locali sono ben felici di essere operai della Fiat anche se devono accontentarsi di un tozzo di pane. In Italia la busta paga di un operaio, se va bene, è sui 1.000-1.200 euro. In Polonia di 600 e in Serbia di 280. Per tale motivo, i minori costi del lavoro, la Fiat è andata a produrre all’estero. Lo stesso motivo sta alla base del rafforzamento della presenza in Brasile con la costruzione di una seconda fabbrica e la riapertura di quella argentina di Cordoba. La fusione industriale e societaria con la americana Chrysler, che verrà completata quest’anno, va nella direzione di abbandonare progressivamente l’Italia e di creare un grande gruppo globale che abbia la direzione negli Stati Uniti e con soci americani di riferimento.
Marchionne, parlando a Detroit, ha ribadito un concetto che aveva già espresso in passato. A suo dire, una casa automobilistica, per avere un ritorno adeguato, ha bisogno di produrre un totale di almeno 6 milioni di veicoli l'anno. Ovviamente da vendere. Una cosa che la Fiat non riesce più a fare da anni, intestardendosi a produrre per lo più vetture dei due primi segmenti, quello delle cittadine (500 e Panda) e quello delle utilitarie (Punto) che danno profitti inadeguati ad assicurare utili alti e costanti. Un risultato che viene invece assicurato dalle vetture del segmento C, quello delle famigliari, nel quale la deludente Bravo riesce a fare appena il solletico alla Golf della Volkswagen che lo presidia da anni e che garantisce ampi profitti alla casa di Wolfsburg. Quei profitti che assicurano ai tedeschi la possibilità di fare girare il denaro e di investire sempre in nuovi modelli. Cosa che la Fiat non è più in grado di fare come all’inizio degli anni ottanta quando i torinesi e i tedeschi si contendevano il primo posto in Europa per volume di vendite. Oggi al Lingotto danno l’idea di voler militarizzare le fabbriche e di emarginare i dipendenti della Fiom-Cgil, l’unico sindacato che ha rifiutato il nuovo corso fatto di diminuzione delle pause e di buste paga sempre più condizionate da straordinari e da premi di produzione.
Due giorni fa, il giudice del lavoro ha riconosciuto che la Fiat ha tenuto nello stabilimento di Vasto un comportamento discriminatorio verso gli operai della Fiom. Una sentenza “storica” che ora si spera abbia un seguito nelle altre fabbriche italiane.
Fonte: www.rinascita.eu

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