" Wall Street: è suonato un segnale d’allarme? " di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Non è che al primo storno si debba gridare: al lupo! Al lupo! Però non si deve neppure sottovalutare quanto accaduto oggi sui mercati azionari d’Oltre Oceano.

 

Venerdì scorso avevamo sottolineato come in quella seduta, estremamente significativa in quanto giorno di scadenze tecniche, il segnale arrivato dal mercato non sembrava per nulla confortante, poi ieri, nella prima giornata di contrattazione della settimana il recupero rispetto all’apertura debole sembrava rinfrancare gli investitori.

 

Oggi invece una debacle, gli indici Usa hanno tenuto finché sono rimaste aperte le Borse europee, successivamente sono arrivate solo vendite con chiusura sul minimo di giornata, senza alcun tentativo serio di rimbalzo.

 

Se vogliamo c’è un aspetto che è ancor più preoccupante, i due dati macro comunicati oggi sono risultati decisamente positivi!

 

La fiducia dei consumatori è letteralmente volata a 70,3 dal precedente 61,3 (il consenso era per 63,0), il dato reso noto dal Conference Board è stato il più alto da sette mesi a questa parte, ma non basta, l’indice della Fed di Richmond sceso a -9 nell’ultima rilevazione ed atteso in recupero a -5 punti è balzato addirittura in netto territorio positivo (+4 punti) segnalando così una crescita del settore manifatturiero in quell’area.

 

Il mercato non ha risposto in maniera euforica, come ci si sarebbe potuti attendere, ma comunque gli indici sono leggermente cresciuti, ma come dicevamo, anche quest’ottimismo è durato il tempo di un caffè, dopo, vendite, vendite e ancora vendite.

 

Le due motivazioni “ufficiali” ad un simile comportamento sono gli scontri in Spagna e la feroce critica che il Presidente della Fed di Filadelfia ha riservato all’adozione del QE3 definito “inutile e dannoso”.

 

Ma al di là delle motivazioni ufficiali riteniamo, e lo stiamo ribadendo da tempo, che il mercato non si possa più aspettare notizie positive e quindi teme in uno storno, c’è chi ha voluto anticipare tutti gli altri.

 

Dow Jones (-0,75%) i difensivi naturalmente fra i migliori di giornata, con Home Depot (+0,56%), il titolo per gran parte della seduta ha superato quota 60 dollari, poi sul finire ha decisamente ripiegato. A seguire troviamo Johnson & Johnson (+0,46%) sempre vicinissimo ai massimi assoluti, quindi “la new entry” Unitedhealth (+0,39%).

 

Di ben altro spessore i ribassi che hanno colpito gli industriali puri ed i ciclici, maglia nera a Caterpillar (-4,25%) dopo la revisione al ribasso degli utili per il 2015. Solito ribasso per Hewlett Packard (-2,91%) mai così in basso dal maggio 2003, quindi Alcoa (-2,43%) in caduta libera da 7 sedute.

 

S&P500 (-1,05%) pochi i rialzi, fra questi spiccano Walgreen (+1,12%) che bissa il guadagno della vigilia, poi Amgen (+1,09%) che continua il suo splendido 2012, quindi Williams Companies (+0,72%).

 

I maggiori ribassi, invece, sono stati fatti segnare da Emerson Electric Co. (-3,46%), Texas Instruments (-2,96%) e Oracle (-2,86%).

 

Nasdaq (-1,36%) in controtendenza Research in Motion (+4,68%), Check Point Software (+1,69%) e Virisign (+0,93%).

 

Pesanti ribassi per Green Mountain Coffee Roasters (-7,66%) in forte calo da almeno dieci sedute, Electronic Arts (-4,70%) ed Avago Technologies (-4,6%).

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