Viva Rajoy e abbasso Monti o viva gli spagnoli e abbasso gli italiani?

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://ts2.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1521152297621&id=cf14a4d875350479c9e19a62a8bce5e0A seguito dell’illustrazione del piano di austerity di Mariano Rajoy al Parlamento spagnolo, la stampa italiana ha tempestivamente operato dei confronti con la manovra varata dal governo Monti. La promessa di non aumentare le tasse e tagliare di 16,5 miliardi di euro la spesa pubblica è stata ben accolta dai mercati, con ripercussioni positive sul differenziale bonos-bund.

A differenza di quanto scritto questa settimana da certa stampa italiana, il fatto che le sole promesse di Rajoy abbiano riscosso effetti migliori delle azioni di Monti non decreta la competenza del primo e l’inadeguatezza del secondo. Occorre, infatti, tenere a mente i differenti scenari politici in cui i due premier si trovano ad operare.

Mentre Rajoy è il leader politico di una maggioranza autentica, Monti è stretto nella morsa di una maggioranza apparente, nata per il volere di una classe politica che crede di rimediare al proprio fallimento concedendo un supporto di facciata al governo tecnico. Le innumerevoli mediazioni con i gruppi parlamentari, i sindacati e le parti sociali, necessarie affinché il governo potesse assicurarsi di presentare alle Camere un testo ampiamente condiviso, testimoniano quanto poco margine di decisione avesse l’esecutivo nello stendere la manovra che, con molti dubbi e perplessità, servirebbe a salvare il paese.

Protagonista di questa fase di transizione resta la classe politica del debito e della stagnazione, legittimata da una società immatura e corporativa che renderebbe vano anche l’intervento del più illuminato tra i tecnici. Non si può certo imputare la colpa delle mancate liberalizzazioni a Mario Monti nel paese dei farmacisti che osservano lo sciopero della fame pur di scongiurare la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, e che trovano negli stessi partiti che devono votare la manovra i principali alleati.

Nel paese in cui è di gran moda individuare la causa di ogni male nella Casta, quella con la C maiuscola, si dimentica il ruolo che giocano le migliaia di altre caste nell’eleggere un’èlite che garantisce a ciascuno il proprio piccolo privilegio, in quella che Frédéric Bastiat definirebbe “la grande finzione in cui ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri”.

A differenza dell’Italia, in questo frangente la Spagna si dimostra una società e una democrazia più matura, autonomamente capace di individuare un’alternativa politica convincente agli errori commessi in passato. Con buona pace di ogni retorica sulla differenza tra il paese reale e quello legale, il dibattito pubblico dovrebbe essere orientato a un confronto tra le società dei due paesi e non tra i loro leader di governo.

Autore: Daniele Venanzi -  twitter@danielevenanzi

Fonte: www.linkiesta.it

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