Usa, le manovre di Deutsche Bank per eludere il Dodd-Frank Act
Il Dodd-Frank Act, approvato la scorsa estate, impone anche alle banche straniere di detenere, nelle proprie divisioni statunitensi, cuscinetti di capitale più consistenti. Una misura che mira a garantire di poter assorbire le perdite in caso di una recrudescenza della crisi finanziaria. Ma gli istituti di credito stanno correndo ai ripari: dopo Barclays, è il turno di Deutsche Bank.
È il Wall Street Journal a fornire i dettagli dell'operazione prospettata dal colosso bancario, basandosi su un documento ad uso interno e su alcune fonti anonime. Il cambiamento in programma riguarda la principale consociata del gruppo negli Usa: Taunus Corp. Si tratta di un'importante holding bancaria che gestisce asset pari a 373 miliardi di dollari e comprende tre rami. Due di questi (un'unità bancaria e una dedicata ad investment banking e mercato dei capitali) si trovano in buone condizioni finanziarie. Ma il terzo è un insieme di altre compagnie che hanno accumulato perdite durante la crisi. E, stando ai dati dello scorso 31 dicembre, il suo Tier-1 capital ratio si attesta ad un livello negativo dell'1,3%. Mentre la Fed impone il 4% per considerare un istituto come ben capitalizzato.
Per tutto lo scorso decennio non sarebbe stato un problema. Ma il Dodd-Frank Act, che sarà pienamente implementato a partire dal 2015, impone il rispetto di questi requisiti a qualsiasi istituto di credito operativo negli Stati Uniti: anche a quelli stranieri come Deutsche Bank. Che, a questo punto, in linea teorica dovrebbe iniettare in quest'unità circa 20 miliardi di dollari. Intaccando, dall'altro lato, i propri capitali proprio mentre in Europa è sottoposta agli stress test. I dirigenti a questo punto avrebbero deciso di modificare lo statuto legale di Taunus, che non sarebbe più classificato come holding bancaria. E, dunque, non sarebbe più soggetto al Dodd-Frank Act. Una manovra che - dal punto di vista formale - risulta perfettamente legale. Era già stata lungamente ipotizzata ma finora non era stata concretizzata per motivi fiscali; non è chiaro il motivo di questo ripensamento.
( Fonte: www.valori.it)