Usa, la Fed considera gli effetti di un'eventuale "exit strategy". Le quotazioni di oro e argento hanno raggiunto l'ennesimo record

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://4.bp.blogspot.com/_fnH_v13n02k/TNGrRW_tdVI/AAAAAAAABmM/AUqfX4L_M74/s1600/Federal-Reserve-Seal-logo.pngOcchi puntati sulla Fed e sulla prima conferenza stampa del presidente Ben Bernanke dopo una riunione del Fomc. La due giorni di incontri si aprirà oggi, e domani la banca centrale comunicherà le proprie decisioni di politica monetaria e le nuove stime sull'andamento dell'economia. I tassi di interesse sono attesi rimanere invariati fra lo 0 e lo 0,25%, e si prevede che la Fed ribadisca il proprio impegno a chiudere il controverso piano di acquisto di titoli di Stato da 600 miliardi di dollari in giugno, «una pietra miliare negli storici sforzi della Fed per stimolare la crescita economica».

Al centro del confronto fra i membri del board della banca centrale ci sarà come e quando iniziare a drenare l'eccesso di credito iniettato nell'economia alzando i tassi di interesse. Molti all'interno della Fed, ma anche fra economisti e investitori, ritengono che la fine dell'allentamento monetario non avrà impatti significativi sul mercato. Su come attuare l'"exit strategy" dalle misure eccezionali messe in campo contro la crisi il dibattito invece è aperto, con alcuni membri della Fed che si dicono pronti a cominciare a ritoccare al rialzo il costo del denaro o a una stretta attraverso la vendita di alcuni degli asset in portafoglio. Ma Bernanke e altri ritengono che non ci sia fretta. Alcuni osservatori ritengono che la chiusura dal quantitative easing, l'allentamento monetario, sia il passo più semplice per la Fed per una stretta. I passi successivi sono più difficili ed è probabile che la Fed proceda con un mix di aumento tassi di breve termine e di riduzione del bilancio, come delineato dalla banca centrale lo scorso anno. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, il piano è però oggetto di revisione: uno degli obiettivi è quello di aver pronte strategie nel caso in cui la Fed debba muoversi in modo più rapido o più lento.

La Fed presenterà domani le nuove stime sull'andamento dell'economia, il giorno seguente il Dipartimento del Commercio riporterà la prima stima sul Pil nel primo trimestre 2011: gli analisti si attendono che l'economia americana segni un progresso inferiore al 2%.

Un aumento delle tasse negli Stati Uniti è importante per ridurre il deficit. Lo afferma sul New York Times il premio Nobel all'economia Paul Krugman, sottolineando che qualcuno dovrebbe ammettere che i tagli alle tasse per i più ricchi sono stati un errore.

«Il peso delle tasse federali sui redditi è sceso negli ultimi 30 anni e in generale le tasse sui redditi negli Stati Uniti sono più basse che in altri Paesi. Non siamo sovratassati né in base agli standard storici né in confronto agli altri Paesi – osserva Krugman –. Se si è veramente disgustati dal deficit, perchè non proporre un aumento delle tasse come parte della soluzione?».

Intanto il caro prezzi si fa sentire sugli utili societari, alimentando i timori di un rallentamento dell'economia. E Wall Street ieri è apparsa debole in una giornata caratterizzata dal nuovo balzo ai massimi di tutti i tempi di oro e argento sulla scia delle indiscrezioni che la Cina aumenterà gli acquisti di metalli preziosi per diversificare le proprie riserve in valuta estera, che hanno raggiunto quota 3.000 miliardi di dollari. L'oro balza a 1.518,32 dollari l'oncia e l'argento a 49,79 dollari l'oncia. In lieve calo a New York il petrolio che si allontana dai massimi degli ultimi 31 mesi, per chiudere in calo di 4 cent a 112,25 dollari al barile. L'aumento più forte delle attese delle vendite di case nuove, +11,1% a un tasso annualizzato di 300.000 unità, non è sufficiente a rassicurare gli investitori, preoccupati per il possibile impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia sull'economia. La pausa degli investitori è anche in attesa della Fed, che si riunirà oggi e comunicherà le proprie decisioni di politica monetaria domani. A pesare sui listini americani è Kimberly-Clark che perde il 3% dopo la trimestrale al di sotto delle attese e la revisione al ribasso delle stime sugli utili del 2011. «Molte società iniziano a essere un po' più caute nelle previsioni. La pressione che arriva dall'aumento dei costi si farà sentire nella seconda metà dell'anno» afferma con il Wall Street Journal Ben Hulliburton, chief investment officer di Tradition Capital Management.(b.m.)

( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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