Usa in ripresa, l'Europa annaspa - di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://static.internazionale.it/assets/img/authors/88.jpgA cinque anni dall'inizio della politica monetaria super-espansiva, meglio nota come il "quantitative easing", Washington cambia registro. Da gennaio la Federal Reserve ridurrà di 10 miliardi al mese l'aquisto dei buoni del tesoro americani. Si tratta di una piccola variazione - fino ad oggi la Fed ha immesso nel sistema 85 miliardi di dollari al mese - ma significativa, perché legata alla ripresa dell'economia Usa. Nel terzo trimestre quest'ultima è cresciuta del 4,1 %, ad un ritmo più elevato di quello previsto. Il volano della crescita è stata, come sempre, la spesa per consumi, salita del 2%, mentre le stime erano di un più modesto 1,4%.
Anche se gli Stati Uniti continuano ad essere lontanissimi dalla normalità - che presuppone la rimozione di più di 3 miliardi di titoli di vario tipo accumulati nel bilancio della Banca centrale e il ritorno ai livelli dei tassi d'interesse pre-crisi - questo Paese può permettersi di iniziare il lungo viaggio di ritorno. Lo stesso non si può dire per l'Europa.
Per la prima volta dal crollo della Lehman Brothers, sulle sponde opposte dell'Atlantico le narrazioni economiche e monetarie divergono. Le conseguenze di questo fenomeno hanno già iniziato a farsi sentire sul mercato dei cambi: il dollaro, che negli ultimi due anni ha perso quota rispetto all'euro, sta risalendo. Che si sia rotto l'incantesimo creato dalle parole di Draghi "faremo di tutto per salvare l'euro"? Anche questo potrebbe essere un segno del ritorno alla normalità.
È infatti probabile che ormai questo tipo di rassicurazioni non funzionerà più se gli investitori hanno un'economia in ripresa dove investire.Ed è anche probabile che se gli indicatori economici americani continuano ad essere positivi, nel primo trimestre del 2014 si verificheranno grossi movimenti di capitali verso questa nazione.
All'orizzonte si preannuncia un 2014, dunque, all'insegna di un euro debole, finalmente una boccata d'aria per gli esportatori, viene da commentare. Ma  stiamo attenti al facile ottimismo: se questa debolezza fosse dovuta alla fuga di capitali da Eurolandia allora ne risentirebbero negativamente le banche, ancora poco capitalizzate, e soprattutto il debito pubblico delle nazioni più deficitarie. La strada verso la normalità non solo è lunga, ma è decisamente in salita.
Fonte: www.caffe.ch

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