Usa. Campane a morto per “Easy Money”

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1373558179.jpgBen Bernanke, il capo supremo della Federal Reserve americana, lo aveva detto fin dall’inizio del suo primo mandato (quello con Bush) che lui avrebbe attuato una gestione trasparente della sua politica finanziaria.

E infatti così è stato recentemente, quando, ai primi segnali di ripresa economica, e pressato dai repubblicani, che da da quando c’e Obama alla Casa Bianca vedono le manovre di sostegno all’economia come il fumo negli occhi (ovviamente per motivi politici, non finanziari), ha deciso di annunciare con largo anticipo l’abbandono graduale, scadenzato entro il 2014, delle operazioni di “easy money” (denaro facile), anche dette “Quantitative Easing”.

Si ricorda al proposito che la Fed sta tuttora “pompando” nell’economia americana propellente finanziario (cioè acquisto di titoli finanziari e mutui cartolarizzati) al ritmo da Guinnes dei primati di 85 miliardi di dollari al mese.

Annunciare che questa “manna” dal cielo sta per finire comporta dei rischi.

Si sa come vanno i mercati.

Se la Fed indica la porta, nessuno vuole essere l’ultimo ad uscire.

Tutti gli operatori di Wall Street si sono subito affrettati a riposizionare il proprio portafoglio titoli per adeguarsi alla nuova stagione.

Ovviamente si sono avuti subito i primi tracolli delle quotazioni, specialmente nel comparto dei bonds, come è naturale.

Poi ci sono stati parziali recuperi perchè ... mica è ancora arrivato l’ordine di blocco, no?

Riposizionarsi va bene, ma con cautela!

Non è facile descrivere la schizofrenia dei mercati finanziari.

Per Bernanke ovviamente lo è ancor di meno, perchè oltre ad avere, la responsabilità di dover pilotare lil transatlantico finanziario americano nella peggior tempesta da un secolo a questa parte, lui deve anche vedersela coi suoi 19 riottosi e politicizzati colleghi del Board della Banca Centrale, che approfittando della tensione generata dall’annuncio hanno subito colto al balzo l’occasione per far sentire la propria voce, agevolati anche dal fatto che il presidente Obama sembra poco propenso a rinnovare il mandato a Bernanke per la terza volta, quando scadrà a inizio 2014.

Il favorito per rimpiazzare Bernanke?

Naturalmente notizie sicure non ce ne sono, si parla tuttavia con insistenza della sua attuale vice-presidente alla Fed: Janet Yellen. Si fa notare però che quasi sempre si indicano i vice come probabili successori, raramente però questo avviene.

Allora qualcuno azzarda il nome di Lawrence H. Summers che è già stato Segretario al Tesoro nel periodo presidenziale di Bill Clinton.

Lui, che dopo l’incarico pubblico è tornato ad insegnare ad Harward, declina di parlarne, ma chi lo frequenta dice che Summers è attualmente molto poco attratto da un nuovo incarico pubblico.

Christhoper Whalen, che conduce la rubrica “Morning Money” azzarda invece il nome di Timothy Geithner, ex Segretario al Tesoro nel primo quadriennio di Obama.

Secondo Whalen sia Summers che Geithner, entrambi ex numero uno al Tesoro, hanno i requisiti necessari a ricoprire l’incarico di guidare la Fed, ma Summers è molto inviso ai repubblicani e rischia forte di non riuscire a passare l’approvazione del Senato, quindi Geithner, che era già presidente del Federal Reserve di New York prima di diventare Segretario al Tesoro, potrebbe salire sul gradino più alto della Federal Reserve l’anno prossimo.

È importante considerare che negli Usa è praticamente già cominciata la battaglia politica per le elezioni di medio-termine che, anche se si terranno solo nel novembre del 2014, cominciano già ora a condizionare tutte le scelte legislative e quelle del governo.

Queste elezioni, anche se non dovranno eleggere l’inquilino della Casa Bianca, saranno comunque importanti perchè decideranno chi comanderà nel Congresso (attualmento guidato dai repubblicani alla Camera e dai democratici al Senato).

Quindi è logico valutare anche il peso del fattore politico nelle scelte che emergeranno dal Board della Banca Centrale, un board che, col diminuito peso di un Bernanke avviato a lasciare la posizione di numero uno, fornirà un indirizzo di politica finanziaria molto meno risoluto in quanto soggetto ai tira-molla di tutti i suoi 19 componenti.

Infatti si dà già per certo l’abbandono della “exit strategy” stabilita nel 2011, all’inizio del primo “Quantitative Easing”, quando fu deciso dal Board ella Fed che già ai primi segnali di ritorno della normalità finanziaria la Fed avrebbe avviato subito la vendita programmata dei titoli acquistati.

Molti banchieri centrali si oppongono ora a questa scelta, ma non c’e bisogno di essere banchieri centrali per capire che una repentina inversione di rotta nella massiccia politica di generazione della liquidità finanziaria attuata negli ultimi tre anni dalla Banca Centrale potrebbe avere ripercussioni molto pesanti nel mercato in generale, tuttora gravato da una crisi che, anzichè tendere a terminare, tende invece ad allargarsi anche in quelle aree geografiche che nello stesso periodo avevano invece conosciuto un sostanziale boom di crescita.

Presto o tardi comunque la decisione di metter fine alla politica del “denaro facile” (easy money) si doveva fare, quindi è corretta la scelta di Bernanke di anticiparne la notizia di diversi mesi, perchè consente al mercato di “digerire” la svolta in tempi lunghi.

Inoltre c’è sempre l’incognita di come reagirà l’economia interna del paese.

Ce la farà a camminare da sola o avrà bisogno di ulteriori cure ricostituenti?

Difficile da dire. Bernanke aveva detto che finchè il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti rimane al di sopra del 6,5% la Fed manterrà il tasso di sconto della Banca Centrale vicino allo zero insieme alle altre politiche di sostegno.

Ma adesso che lui è avviato a lasciare, le pressioni per rimettere tutto in discussione si fanno sempre più forti.

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