Usa, anche Cina e Israele coinvolti nella lotta all'evasione

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

La vasta indagine statunitense sull'evasione fiscale continua ad espandersi: ad essere coinvolti sono ora anche diversi conti depositati in banche israeliane e asiatiche. Lo rivelano al Financial Times alcuni avvocati vicini all'inchiesta.

 

Solo pochi giorni fa era arrivata la notizia della messa sotto accusa di quattro ex-banchieri di Credit Suisse che avrebbero gestito migliaia di conti offshore per i loro facoltosi clienti americani, permettendo loro di evadere il fisco. L'istituto di credito finora non è stato formalmente accusato, ma, secondo le voci che si rincorrono fra gli addetti ai lavori, si tratterebbe solo di una questione di tempo; e a rischio sarebbero anche tante piccole banche private elvetiche. Molte preziose informazioni provengono da un colossale programma di collaborazione con le autorità - messo in campo dal Dipartimento di Giustizia e dall'Internal Revenue Service – a cui hanno aderito circa 14 mila contribuenti. Proprio queste confessioni spontanee hanno portato l'IRS ad indagare anche a Pechino, Panama e Sydney.

 

Gli ultimi dati in mano agli inquirenti riguarderebbero conti offshore depositati alla Bank Leumi israeliana e alla China Merchants Bank: tra i legali che hanno confermato la notizia, c’è anche l'avvocato americano David Garvin. Finora non è stata tuttavia formalizzata alcuna accusa nei confronti degli istituti di credito. I portavoce di Bank Leumi dichiarano di non essere stati messi al corrente dell'indagine, mentre un rappresentante di China Merchant Bank sarebbe stato contattato dagli inquirenti per ricevere informazioni. Nel frattempo arrivano notizie di altri conti in Australia, isole Cayman, India e Nuova Zelanda. Lo sforzo anti-evasione delle autorità statunitensi, dunque si fa sempre più intenso. ( Fonte: www.valori.it)

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