" Unicredit, quante sciocchezze si scrivono in tuo nome! " di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Coloro che mi seguono da anni, fin dai miei esordi come analista e commentatore dei fatti di Borsa, sanno che ho sempre evitato qualunque tipo di contraddittorio nei confronti di altri siti internet di finanza, che essi fossero espressione di iniziative amatoriali, come delle più note testate nazionali.

 

Non è un vezzo né un comportamento snobistico, semplicemente una dirittura che mi ero imposto e che ho sempre rispettato.

 

Ora, proprio tirato per i capelli dal commento di un lettore (GDL), mi sento costretto a fare un’eccezione, poiché il fatto non è solo grave, ma reiterato.

 

Il lettore riporta un articolo apparso ieri 21 gennaio sul sito Panorama.it, versione online del noto settimanale edito da Mondadori, dal titolo “Unicredit, cosa fare adesso con le opzioni e azioni”, a firma Andrea Telara.

 

Ora l’autore è giornalista free lance per Mondadori, e, credetemi, sinceramente, non è mia intenzione denigrare chicchessia, non conoscendolo personalmente, oltretutto, non sarebbe corretto da parte mia avanzare alcun giudizio di carattere professionale.

 

Premesso questo, però, sull’articolo citato sono scritte alcune scempiaggini, imperdonabili per qualsiasi testata, figuriamoci per uno dei settimanali a maggior diffusione in Italia, ma il paradossale (e qui si raggiunge effettivamente il culmine) sta nel fatto che le stesse siano state addirittura evidenziate a livello grafico, con sottolineature e grassetti, l’effetto risulta quindi quasi esilarante.

 

Citiamo solo le maggiori, puntualizzando, però, che le evidenziazioni grafiche non sono state da noi aggiunte, ma riportate fedelmente dall’articolo pubblicato su Panorama.it..

 

Dal paragrafo intitolato “L’ESERCIZIO DELLE OPZIONI” riportiamo fedelmente “Agli azionisti di Unicredit sono stati infatti assegnate gratuitamente delle opzioni …”

 

Ma quale “gratuitamente”?!? Gli azionisti Unicredit si sono soltanto visti sdoppiare il valore del loro titolo alla vigilia dell’operazione (3,982 euro) in due parti (2,622 per l’azione e 1,359 per il diritto), quindi “gratuitamente” non hanno ricevuto un bel nulla!!!

 

Non pago, però, l’autore dell’articolo, nel tentativo di risultare più chiaro, nel paragrafo successivo intitolato “UN ESEMPIO CONCRETO”, rincara la dose (anche di sciocchezze), scrivendo che l’ipotetico titolare di 100 azioni Unicredit “Con la partenza dell’aumento di capitale, lo stesso investitore ha ricevuto gratuitamente 200 diritti di opzione …”

 

Passando così dalla padella alla brace, perché non solo ribadisce che l’investitore “ha ricevuto gratuitamente” (stavolta in grassetto, non sottolineato) dei diritti di opzione, ma specifica che ne ha avuti 200, mentre, come tutti sappiamo erano in numero pari alle azioni detenute, quindi in questo esempio 100, ma ognuno dei quali dava la facoltà di acquistare due nuove azioni.

 

Il refuso non è di poco conto, in quanto, immediatamente, un lettore dell’articolo in questione invia una nota dicendo di aver ricevuto diritti in numero uguale alle azioni detenute, arrivando così ad ipotizzare che se non si fosse trattato di un refuso del redattore, egli potrebbe essere stato truffato dalla propria banca o dalla stessa Unicredit.

 

Ora mi domando, ma a Panorama.it non c’è un redattore, o comunque una persona con un minimo di conoscenza nel campo economico/finanziario, che prima della pubblicazione dell’articolo faccia rilevare che ciò che viene riportato è palesemente “non vero”?

 

Ma c’era anche un precedente, sempre a firma Andrea Telara, il 4 gennaio scorso, nel giorno dell’annuncio da parte di Unicredit delle condizioni che avrebbero regolato l’operazione di aumento di capitale, veniva pubblicato su Panorama.it un articolo dal titolo “Unicredit, gli azionisti e l’aumento di capitale. Istruzioni per l’uso”.

 

Al termine del quale, per rendere il tutto comprensibile, veniva riportato un “ESEMPIO”, perlomeno confuso: si tratta del solito azionista detentore di 100 azioni, che alla quotazione di quel giorno avvaloravano 573 euro, il quale, sborsando 388 euro e quindi convertendo i diritti, si ritrova, citiamo fedelmente, “con una ricchezza iniziale di 961 euro”.

 

Ora cosa significhi “ricchezza iniziale” è già un mistero, ma soprattutto questo dato (961 euro) deriva dalla somma di 573 euro che è un avvaloramento del momento (quindi antecedente all’operazione di adc), mentre 388 euro è il costo di conversione dei diritti. Si mischiano così due grandezze non paragonabili, visto che, al di là delle variazioni di borsa, il valore delle azioni (antecedente all’adc), dovrà per forza essere corretto in funzione del fattore di conversione.

 

L’ormai celebre coefficiente K, del quale Andrea Telara sembra ignorarne l’esistenza, egli infatti conclude l’articolo parlando di un ritorno del valore dell’azione sui livelli di fine anno 2011 a 6 euro, non tenendo conto così del fatto che, per rendere omogenei, quindi confrontabili, i dati al termine dell’operazione di adc, tutte le chiusure precedenti devono essere rettificate proprio tramite il fattore di conversione.

 

Insomma, avete inteso, se si fa confusione anziché chiarezza, non si rende un servizio all’azionista, soprattutto quello meno avvezzo ad operazioni straordinarie sul capitale, si finisce così per creare ulteriore incertezza proprio in coloro che hanno maggior necessità di comprendere per poter decidere in maniera più consapevole.

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