" Unicredit: quale il prossimo obiettivo?" di Giancarlo Marcotti
Cosa c’è dietro al rialzo a doppia cifra registrato dal titolo Unicredit nella prima seduta successiva al termine del periodo di negoziazione dei diritti connessi all’operazione di aumento di capitale?
I timori erano molti, e le perplessità, soprattutto fra i piccoli azionisti, che una volta terminato il primo periodo di collocamento, le quotazioni del titolo potessero stornare anche pesantemente, erano piuttosto diffuse.
Una risposta “di questo tenore”, da parte del mercato, penso non fosse stata immaginata neppure dal più ottimista degli azionisti Unicredit, da cosa è stata determinata?
Fondamentalmente ritengo che siano stati due i fattori scatenanti dell’euforia che ha contagiato il titolo, uno esogeno e l’altro endogeno.
Ieri, infatti, su tutti i listini europei, i titoli del comparto bancario sono stati ben comprati, dato che si è diffusa la voce che Francia e Germania potrebbero trovare un accordo per ridurre i vincoli imposti da Basilea III.
Ricordiamo che al nome della città svizzera sono legati una serie di accordi internazionali che riguardano in particolare i requisiti patrimoniali delle Banche. Sulla base di quel trattato agli Istituti di credito vengono imposti dei requisiti minimi di “liquidità” e di “patrimonio” che ovviamente limitano la possibilità, per le stesse, di erogare credito.
La notizia sarebbe stata successivamente, almeno in parte, smentita, ma è indubbio che un cosiddetto “credit crunch” cioè una forte contrazione del credito, in questo contesto economico, assolutamente bisognoso di stimolare la crescita, equivarrebbe ad un tentativo di suicidio.
Capiamo perfettamente che la coperta è corta, ma, dovendo scegliere è meglio “tenere i piedi al caldo”.
Il secondo aspetto che ieri ha giocato nel rialzo delle quotazioni del titolo, sono state le continue indiscrezioni sull’entrata nel capitale di Unicredit di un altro “socio forte”. Per la verità questo è un refrain sentito parecchie volte, ed, in passato, non ha certo portato fortuna, ma ora pare avere una melodia diversa.
Forse davvero si è diffusa la convinzione che il titolo stia quotando su livelli decisamente bassi e questo, quindi, potrebbe risvegliare gli appetiti di molti.
A ben guardare, infatti, l’inattesa (per certi versi) risposta confortante arrivata dalla sterminata platea di piccoli azionisti Unicredit ha fatto sì che lo scetticismo, perlomeno iniziale, dei grandi azionisti si trasformasse, col passare del tempo, in cauto ottimismo.
Infatti, le varie Fondazioni che limeranno la propria quota lo faranno soltanto perché “costrette” da fattori prettamente “di cassa”, c’è stato infatti anche chi ha venduto i diritti per acquistare col ricavato altre azioni.
E chi ha davvero diluito in maniera molto significativa il proprio investimento, ci riferiamo ovviamente ai libici, aveva certamente un buon motivo per farlo. Con le rovine ancora fumanti ed un Paese praticamente distrutto, sarebbe stato difficile far comprendere ai cittadini per quale motivo capitali ingenti sarebbero stati dirottatati in investimenti all’estero.
Per non parlare poi del Fondo Aabar di Abu Dhabi che ha voluto incrementare in maniera significativa la propria già cospicua partecipazione, insomma un quadro decisamente meno fosco rispetto a quello prospettato all’inizio dell’operazione.
Ora non si può pretendere di vedere ogni giorno rialzi così sostenuti, “non è sempre festa” si diceva una volta con locuzione dialettale dalle mie parti, ma qualcosa è davvero cambiato, almeno a livello di sentiment, e forse è più che una sensazione.
Da parte mia continuo a manifestare un cauto ottimismo, e vorrei calcare l’accento su “cauto” perché quando tutti gli effetti recessivi della pesantissima manovra correttiva apportata dall’attuale esecutivo si riverseranno sull’economia reale, la situazione tornerà ad essere pesante, e qualche avvisaglia ( leggi autotrasportatori) comincia, ahimè, a manifestarsi.