" Unicredit, ecco fin dove può arrivare dopo l’aumento di capitale" di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

ITRENDVederlo infatti sulla soglia dei 4 euro sembra fin quasi un titolo “caro”, ed in effetti dal minimo toccato soltanto lo scorso 9 gennaio, quindi meno di un mese fa, il recupero è stato del 73,75%; chi ha puntato su Unicredit al termine della prima giornata dell’aumento di capitale, quindi, al momento, non ha di certo fatto un brutto affare.

Ma nonostante un recupero così importante occorre anche rilevare che tutt’ora Unicredit, fra i quaranta titoli che compongono il nostro indice principale, è quello che fa registrare la peggiore performance da inizio anno (-6,07%), quindi margini di miglioramento sembrano esserci.

In effetti è sufficiente guardare il grafico dell’andamento del titolo negli ultimi tre mesi per vedere che quotava 5,5 euro soltanto ad inizio dicembre. Quindi non ci sarebbe da gridare al miracolo se nel giro di alcune settimane si tornasse su quei livelli.

Personalmente però io andrei più cauto. In tempi non sospetti, infatti, io scrissi che il titolo, nel breve termine, difficilmente sarebbe sceso sotto la quota di 2,2 euro così come, molto probabilmente, non sarebbe salito sopra i 4,4 euro.

Oggi sembra banale dire che sarebbe molto improbabile vedere Unicredit sotto il livello di 2,2 euro, ma soltanto tre settimane fa questo era tutt’altro che scontato (andate a leggere il tenore dei commenti pervenuti sul sito in quei giorni). Eh sì, carissimi lettori una delle caratteristiche comuni a coloro che investono in Borsa è la memoria breve.

Guardate, ho troppa esperienza nel campo per non sapere che il “classico” piccolo investitore ha principalmente due difetti : ha paura di vendere e ha una memoria cortissima (per non dire che è smemorato del tutto).

Ebbene sì, l’investitore è certamente assalito da enormi dubbi prima di acquistare, ma lo è ancor di più nel momento in cui deve prendere la decisione di vendita, se non è mai il momento giusto per iniziare un’operazione in Borsa, figuriamoci per chiuderla.

Quando si è in perdita, non si vuole accettare la “sconfitta”, se si è in guadagno, “perché uscire proprio ora?”, quindi è normale essere, perlomeno titubanti.

E la questione della memoria? Ve la spiego con un esempio: immaginatevi un azionista di Unicredit che avesse avuto un prezzo di carico intorno ai 6,6 euro, aderendo all’adc abbassava il suo pmc intorno ai 3,5 euro, quando il primo giorno dell’aumento di capitale si è visto il valore dell’azione a 2,3 euro ed i diritti con una bella performance del -65%, quindi ritrovandosi con una perdita sull’intero investimento all’incirca del 30%, cosa ha pensato?

Ve lo dico io, ha pensato “se mai avrò la fortuna di rivedere Unicredit a 3,5 euro (il suo nuovo prezzo di carico) lo vendo subito e non ne voglio più sapere di quel titolo di …, ma non solo, se cammino per strada e trovo una filiale Unicredit … cambio marciapiede”. Questo ha pensato soltanto il 9 gennaio meno di un mese fa.

Ed oggi? Ve lo dico sempre io, ha ancora in portafoglio le azioni Unicredit, e quando il 23 gennaio ha visto le sua azioni salire sopra quota 3,5 euro non gli è neppure passata per l’anticamera del cervello l’idea di vendere, ma come? Proprio adesso che comincio a guadagnare?

E la promessa fatta il 9 gennaio?

Quale promessa?

Dimenticata, totalmente dimenticata.

Non è vero al 100% quello che ho detto? Lo è al 99%.

Ma, non voglio certo lasciare i miei lettori senza sbilanciarmi, allora, avevo detto che, senza particolari notizie, il titolo difficilmente sarebbe andato oltre la quotazione di 4,4 euro, lo confermo. Dobbiamo dire però che ora qualche notizia in più l’abbiamo, vediamole.

L’aumento di capitale è stato un chiaro successo, soprattutto se raffrontato con analoghe operazioni precedenti di altri Istituti, l’adesione al 99,8% lo conferma. La Bce ha fornito dell’ossigeno pure alle Banche praticamente finanziandole all’1% in cambio di … qualsiasi cosa! Ed ora sembra anche arrivare un accordo per quanto riguarda la Grecia, insomma qualcosa di buono è accaduto.

Quindi questo potrebbe testimoniare a favore di un innalzamento di questo target price, è probabile, ma resto sempre dell’idea che il vero punto di svolta per Unicredit lo avremo il 27 marzo quando, finalmente, conosceremo il bilancio consolidato al 31.12.2011, ricordiamoci infatti che, pur con tutte le particolarità del caso, nell’ultima trimestrale nota la Banca di Piazza Cordusio ha comunicato una perdita di 10,6 miliardi, ripeto metteteci dentro tutto, ma resta una cifra spaventosa.

Quindi ancora fiducia, ma evitiamo, o perlomeno, posticipiamo i calici di champagne, per ora accontentiamo di brindare con un gingerino.

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