" Unicredit, diritti, seconda settimana, cosa ci attende?" di Giancarlo Marcotti
Cosa sia accaduto nella prima settimana di contrattazione dei Diritti Unicredit AxA, ormai è noto a tutti, l’azione, rispetto al dato di partenza (2,622) è salita a 2,918 euro (+11,29%) ed il Diritto, partito da quota 1,359 è arrivato a 1,7 euro (+25,09%).
Potremmo condensare il commento in: azionisti soddisfatti (tranne coloro che hanno venduto soprattutto nei primi giorni) e fiduciosi in possibili nuovi incrementi per la settimana che va ad aprirsi.
Ma la partita è tutt’altro che chiusa, come tutti sanno, infatti, è la seconda ed ultima settimana di contrattazione dei Diritti quella “della verità”, quella che dirà davvero quanto il mercato voglia prezzare il titolo Unicredit al termine di questo aumento di capitale.
Ed allora vediamo che cosa potrà riservarci questa seconda settimana, sia alla luce di quanto accaduto nella prima, che delle novità fresche fresche arrivate in questo fine settimana da Oltre Oceano.
Allora, la prima cosa che ci sentiamo di dire è che, salvo sorprese davvero clamorose, la percentuale di inoptato, che dopo il primo giorno di contrattazione poteva essere stimata abbastanza alta, sarà invece molto ridotta e probabilmente contenuta su valori fisiologici per un’operazione di adc, limitata di fatto a coloro che si faranno “scadere i diritti in mano”.
Insomma l’inoptato non lo si vedrà neppure, polverizzato nell’asta di riapertura, diciamo così che questa è, forse (in finanza una dubitativa non è mai di troppo), la notizia che esce dalla prima settimana di contrattazione.
Ma obiettivamente cosa possiamo aspettarci che succeda nella prossima settimana che si concluderà il 20 gennaio? Molti sono fiduciosi, soprattutto alla luce del fatto che diverse Case d’investimento e Banche d’affari stanno rivedendo i loro rating sul titolo ed portando i target prices su valori superiori a quelli attuali.
Le voci poi di fondi sovrani interessati all’entrata, a questi prezzi, alimenta ulteriormente l’ottimismo, ma (e c’è sempre sto ma di mezzo) a nostro parere ci saranno due ombre sulle quali è bene che gli investitori focalizzino la loro attenzione.
La prima è arrivata, non del tutto inattesa, per la verità, da Oltre Oceano, e mi riferisco come logico al downgrade che Standard & Poor’s ha riservato non solo all’Italia, ma anche a diversi altri Paesi in cui Unicredit è presente ed anche con partecipazioni non irrilevanti. Ricordiamo infatti, per inciso, che Unicredit è la Banca italiana più “internazionale” essendo presente in 50 Stati dislocati in tutto il mondo.
Se vogliamo limitarci alla nostra Italia, però, è innegabile che il downgrade arrivato ieri sul nostro Stato sarà seguito, con il posticipo usuale, anche da una analoga decisione che riguarderà direttamente Unicredit, che incidenza avrà?
Al solito qui si scatena sempre la bagarre fra coloro che dicono che il prezzo attuale incorpora già questo downgrade, del resto ampiamente annunciato, e quelli che invece ritengono che gli effetti ci saranno, eccome, e che non sarà indifferente se la “retrocessione” sarà di “una tacca” o di “due tacche”.
Personalmente mi pongo un po’ in una via di mezzo fra queste due visioni, ma ritengo che ciò che influenzerà maggiormente il titolo non sarà questo, bensì le vicende che riguarderanno i Diritti.
A mio parere, infatti, ciò che occorre capire ora è come si comporteranno i grandi azionisti di Unicredit e se la paventata diluizioni di alcuni sia già compensata davvero (per ora infatti ci sono solo voci) dall’entrata di nuovi soci di peso.
Alla smentita ufficiale del Fondo Kazako (e qui bisognerebbe davvero indagare su coloro che avevano fatto circolare ad arte questa indiscrezione, ma sappiamo già che non sarà fatto nulla) le quotazioni di Unicredit hanno stornato immediatamente, ma poi si sono anche riprese, ciò potrebbe anche significare che, magari non vedremo altri fondi sovrani (oltre a quello libico) nel capitale di Unicredit, ma qualche investitore “importante” forse sì.
Siamo convinti assertori che la prossima settimana sarà ancora dominata dall’andamento dei diritti, ora più che mai drivers della quotazione del titolo, poi, quando non saranno più quotati, e soprattutto dopo l’attribuzione delle nuove azioni, assisteremo ancora a volumi elevati derivanti dalle eventuali ricoperture ed adeguamenti “tecnici” degli Istituzionali.
Quindi, carissimi lettori, ci sarà ancora da divertirsi, e, per coloro che amano le montagne russe, sarà un vero e proprio “godimento”.