Una polveriera di violenza e ricchezza - di Loretta Napoleoni
Il mondo assiste sbigottito agli scontri in Ucraina, alla fuga del presidente Viktor Ianukovich, al nuovo governo "autogestito", alla liberazione della leader dell'opposizione Iulia Timoshenko e a tutti i frutti creati dall'avvicendarsi di governi corrotti in una nazione potenzialmente ricca. È questo l'ultimo tra i clamorosi fiaschi del processo di democratizzazione dell'ex blocco sovietico, tanto che si parla di un nuovo capitolo della guerra fredda. Come siamo arrivati a tanto e chi sono i responsabili di quello che per molti è un ritorno all'incubo del passato?
Iniziamo dal ruolo che l'Ucraina copre nell'ambizioso progetto di Putin: ricreare l'Unione Sovietica secondo i principi della sua dottrina. Senza l'Ucraina, una nazione, almeno sulla carta, democratica e che vanta legami commerciali con l'Unione europea, la Federazione russa assomiglierebbe al "who is who" dei dittatori asiatici. Con una popolazione di 46 milioni ed un territorio grande quasi quanto la Spagna, questa è potenzialmente una nazione che, se ben gestita, potrebbe rivaleggiare con molti Paesi Ue. Al momento produce missili balistici intercontinentali, rampe di lancio per astronavi, ospita una delle industrie di super-aeroplani, più grandi dei jumbo, dispone di una popolazione molto istruita e gode di vastissime distese agricole dotate di terreno eccezionalmente fertile.
È chiaro che se non si trattasse di un'ex regione sovietica e di uno Stato che confina con la Russia, l'idea di entrare nella sfera d'influenza dell'Unione europea, per poi farne parte, sarebbe più che logica. Il mercato occidentale (Usa più Europa) vanta 800 milioni di persone per un valore di 34 mila miliardi di dollari, un mercato con il quale l'Ucraina confina. La Russia, insomma, a confronto è solo un mercatino. Ma per le nazioni ancora intrappolate nella rete di Putin la logica economica non funziona.
Sorprende che l'Unione europea abbia in passato ignorato queste verità. In fondo le prove generali di quanto sta accedendo in Ucraina si sono svolte in Georgia nel 2008, quando il tentativo di questa nazione entrare a far parte della Nato è sfociato in una guerra con Mosca. Un conflitto che ha lasciato le regioni separatiste occupate dalle truppe russe. Allora come oggi l'Occidente é rimasto fermo, non si é mobilitato in difesa di chi voleva farne parte.
L'Unione Europa si é comportata come la Nato, facendo i conti senza l'oste. Bruxelles ha creduto alle promesse di un presidente, frutto di quel processo di smantellamento sovietico che ci ha regalato gli oligarchi, i politici ex membri del Kgb e che ha permesso alla criminalità più incallita di scalare le vette di pseudo democrazie. Ex rapinatore e carcerato, Yanukovich ha usato gli accordi di libero scambio siglati dall'Ue per ottenere da Putin garanzie politiche, denaro (15 miliardi di dollari per evitare la bancarotta) ed una serie di concessioni sulle importazioni di gas naturale. Putin ha concesso quanto chiesto per consolidare la sua posizione egemonica sulla regione.
I giochi politici hanno fatto esplodere la contestazione e la violenza in un Paese che, da vent'anni, non riesce a trovare un equilibrio duraturo sotto la bandiera democratica. Un braccio di ferro tra Est ed Ovest, ma la domanda che si pongono un po' tutti è: chi vincerà questa volta?
Per rispondere basta concentrarsi sui perdenti, prima fra tutte l'Unione che ha gestito malissimo la situazione. Spinta dall'idea di espandersi ad est non ha fatto i conti con la nuova potenza russa. Obama, in questa storia, vuole evitare di contrariare Putin; perché cerca con lui un accordo sulla questione siriana, più importante per gli equilibri geopolitici che stanno a cuore a Washington. E Putin? Certo è che gli scontri a fuoco a Kiev hanno offuscato il trionfo dei Giochi di Sochi, che dovevano essere il suo coronamento. Ma solo agli occhi di noi occidentali, i seguaci ed i sottomessi al nuovo Zar non se ne sono neppure accorti.