UK, impennata di aziende a rischio fallimento

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

I segnali per la ripresa dell'economia britannica sembrano tutt'altro che positivi. Almeno secondo il quotidiano Guardian, che riporta i dati forniti dalla compagnia di ristrutturazione aziendale Begbies Traynor, specializzata in casi di insolvenza.

Al momento attuale, le aziende che stanno affrontando problemi finanziari “significativi” o “critici” sono 186.554. Si tratta di un aumento del 26% negli ultimi tre mesi e del 15% rispetto all'anno scorso. Su queste cifre indubbiamente pesa il fisiologico calo delle spese che si registra nel primo trimestre di ogni anno, dopo il boom dei consumi nel periodo natalizio. Ma un +26% è un segnale oggettivo e inequivocabile: ne danno conferma gli analisti.

A trovarsi in situazioni particolarmente difficili è chi produce o commercia beni non di prima necessità. Come bar e ristoranti: quelli in condizioni critiche sono il 68% in più rispetto all'anno scorso. Per il settore di cultura e tempo libero l'aumento è del 60% mentre per quello sportivo e ricreativo è del 23%. La colpa è del generale e diffuso calo della spesa dei consumatori. E non potrebbe essere altrimenti, visto che i costosissimi interventi di salvataggio delle banche sono andati a pesare sulle tasche dei cittadini, sotto forma di tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tasse. Sono già partite le prime lettere di licenziamento nel settore pubblico, in cui verranno tagliati 300 mila posti di lavoro che andranno ad alimentare un tasso di disoccupazione che per gli standard britannici è già molto alto (il 7,8%, stando ai dati rilasciati ieri).

Non è un momento facile nemmeno per chi offre servizi professionali e di consulenza, vista la stagnazione nelle vendite immobiliari e nelle transazioni aziendali. Mentre si moltiplicano le azioni legali con cui le imprese – che col boom del prezzo del petrolio vedono impennare i costi di produzione – cercano di recuperare i propri crediti.

( Fonte: www.valori.it)

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