UBS, il nuovo Ceo pensa a un taglio ai bonus
Lo scandalo delle transazioni fraudolente che ha coinvolto il colosso bancario svizzero UBS potrebbe portare anche a un ripensamento della politica di remunerazioni adottata dalla banca. È quanto riporta il Wall Street Journal. Le perdite derivanti dalle operazioni non autorizzate effettuate dal trader Kweku Adoboli, infatti, ammontano come noto a circa 2,3 miliardi. E il mese scorso la banca svizzera, nel riportare i dati della trimestrale, ha scatenato un'ondata di polemiche. Infatti gli utili complessivi, pur superando le attese degli analisti, si sono attestati a 1,02 miliardi di franchi, in calo del 39% su base annua. Al centro delle controversie c’è la divisione di investment banking: con un passivo da 560 miliardi, la percentuale degli utili destinata ai pagamenti superava il 90%. Nonostante ciò, e con 3.500 licenziamenti all'orizzonte, la banca aveva dichiarato di non voler rinunciare ai bonus milionari. Ma Sergio Ermotti, subentrato nei giorni scorsi a Oswald Grübel nel ruolo di Ceo, ha annunciato al Financial Times un cambiamento di rotta: «In questo momento, l'unica materia di discussione per la nostra banca è il modo in cui si possono rivedere le riserve destinate ai bonus sulla base della perdita da 2,3 miliardi di dollari». Le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane ipotizzavano la restituzione parziale dei bonus ricevuti in passato dai dirigenti delle divisioni coinvolte nello scandalo. Ma sembra che Ermotti preferisca optare direttamente per una sforbiciata alla fine di quest'anno: secondo alcune stime, i tagli potrebbero essere pari al 10% del totale dei bonus. ( Fonte: www.valori.it