Troppi soldi fermi, si rischia la "bolla" - di Loretta Napoleoni
Un meccanismo perverso a livello monetario ha fatto sì che i soldi stampati dalla Riserva federale (Fed) e dalla Banca centrale europea (Bce) per dare liquidità al sistema bancario ed economico, siano finiti nelle speculazioni più varie. Dai titoli del mercato obbligazionario ai prezzi degli immobili a Londra ed a Berlino, molti pensano che questo denaro stia gonfiando nuove bolle finanziarie. Ed infatti, la scorsa settimana gli indici azionari della Standard & Poor e del Dow Jones hanno toccato nuovi apici a seguito delle dichiarazioni della Fed sul prolungamento del Quantitative Easing, la politica di acquisto del debito pubblico americano attraverso carta moneta stampata. Ma dietro questa euforia apparente si celano molte paure ed un senso generale d'incertezza riguardo al futuro dell'economia su scala mondiale. Pochi giorni fa l'indice S&P ha toccato quota 21 per cento in più rispetto all'anno precedente, un risultato inaspettato ma anche incomprensibile se non legato alla politica monetaria della Fed. Da allora l'indice ha iniziato a scendere gradualmente. Lo stesso andamento si riscontra nella maggior parte degli altri indicatori di borsa. Quelli obbligazionari sono stati decimati ad agosto dalla bancarotta dei titoli municipali di Detroit. Sebbene non possiamo certamente ancora parlare di fuga dei capitali dal mercato dei titoli obbligazionari ed azionari statunitense - che crea tendenza sui mercati mondiali -, possiamo però affermare che nonostante la crescita riportata quest'anno, gli investitori hanno iniziato a ridurre gli acquisti.
La domanda da porsi è dove vanno a finire i soldi non investiti in borsa? Quale sarà la prossima strategia globale d'investimento? Al momento nessuno lo sa e la conferma è l'aumento dei volumi di denaro parcheggiati nel Money Market, il mercato interbancario a brevissimo termine (anche solo per una notte), l'indicatore più vicino ai valori del denaro contante. Mentre nella prima metà dell'anno i flussi erano in uscita, da giugno in poi sono diventati in entrata, ciò significa che si disinveste per rimanere il più possibile liquidi. Così nella seconda settimana di settembre il Money Market statunitense valeva la bellezza di 2'659 miliardi di dollari.
Siamo vicini allo scoppio di una nuova bolla? I pessimisti lo ripetono da qualche mese ma è possibile che si sbaglino e che il mercato continui ancora per un po' a salire. Questi, in fondo, sono i rischi della finanza.
Fonte: www.caffe.ch