Tempesta in arrivo all'Ilva. A rischio 6.500 posti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.americaoggi.info/files/imagecache/home_primo_piano/files/Ilva-21_1361454400.jpgTempesta in arrivo negli stabilimenti Ilva italiani, e soprattutto a Taranto. L'azienda ha consegnato ai sindacati provinciali di categoria un piano con il quale annuncia l'avvio della procedura di cassa integrazione guadagni straordinaria per ristrutturazione aziendale per un minimo di 4.354 lavoratori sino ad un massimo di 6.507 unità.

La cigs dovrebbe durare 24 mesi e partire il 3 marzo prossimo. Il peso quasi esclusivo dei sacrifici ricadrebbe su Taranto: la cigs riguarderebbe almeno 4.354 dipendenti sino ad un tetto di 6.417, il 57% della forza lavoro alle dirette dipendenze del gruppo Riva e quasi il totale delle maestranze per le quali si chiede l'ammortizzatore sociale al ministero del Lavoro.

L'Ilva lega la richiesta soprattutto agli interventi di risanamento previsti dall'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nell'autunno scorso dal ministero dell'Ambiente, annunciando che per ottemperare a queste prescrizioni investirà sino al 2016 due miliardi e 250 milioni di euro.

Con la chiusura dell'altoforno 5, prevista nell'Aia per il secondo semestre del 2014, e la chiusura già attuata dell'Afo 1, la produzione dello stabilimento di Taranto dovrebbe passare da 30 mila tonnellate al giorno di acciaio a diecimila tonnellate. Saranno collocati in cassa integrazione anche 67 lavoratori degli impianti di Patrica (Frosinone) e 23 del Centro Servizi di Torino.

Allo stato attuale "non si ravvisano situazioni che potranno determinare esuberi di natura strutturale", specifica l'Ilva, aggiungendo che il piano permetterà di adeguare la produzione di acciaio alla effettiva domanda di prodotto, consentendo una drastica riduzione dei costi e di annullare le perdite di esercizio. Una volta adempiute le prescrizioni Aia, conclude l'azienda, si dovrebbe tornare agli abituali livelli produttivi, richiamando in attività "tutto il personale sospeso".

Nel piano l'Ilva non manca di fare riferimento anche ai provvedimenti giudiziari che hanno colpito l'azienda nell'ambito dell'inchiesta per disastro ambientale della Procura ionica. I giudizi dei sindacati non sono positivi, anche perché a Taranto la cigs dovrebbe partire il giorno dopo la chiusura di quella che, da alcuni mesi, sta interessando 2.600 lavoratori dello stabilimento. "Le cifre indicate dall'azienda - ha commentato il segretario provinciale della Uilm di Taranto, Antonio Talò - ci sembrano decisamente eccessive. In ogni caso faremo di tutto perché il peso di questa situazione non ricada solo sulle spalle dei lavoratori".

Per il segretario provinciale della Fiom, Donato Stefanelli, l'Ilva "prima di parlare di ammortizzatori, deve dare conto del piano industriale e del piano di investimenti, non ancora presentati". Più possibilista il segretario nazionale della Fim Marco Bentivogli, per il quale va ridotto il numero dei lavoratori da coinvolgere nella cassa integrazione ma che guarda anche a quei due miliardi e 250 milioni di euro di investimenti annunciati per ottemperare all'Aia.

"Tutto ciò non risolve definitivamente gli aspetti relativi alla sostenibilità finanziaria degli interventi - sostiene il leader della Fim - ma li avvicina ad un percorso di maggiore praticabilità nel medio periodo".

Fonte: www.americaoggi.info

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