" Svizzera: l'autunno da incubo di banche e fiduciarie" di Giorgio Carrion
Autunno da incubo per la piazza bancaria svizzera. Crisi delle borse, superfranco, accordo fiscale tra Berna e Berlino (soddisfacente?), probabile eurotassa sulle transazioni finanziarie, azioni di risarcimento degli Usa contro grandi banche elvetiche, giro di vite imminente del fisco russo sull'esportazione clandestina di capitali (125 miliardi di euro nel 2010) e minacce da Roma di un nuovo scudo fiscale, il quarto! Nei piani alti delle banche è di nuovo allarme rosso. Nè confortano le voci di 'cash' in arrivo dalla frontiera italiana. "Purtroppo, partendo dai presupposti attuali è verosimile pensare che da qui ai prossimi due anni un quarto dei patrimoni gestiti in Ticino spariranno", sentenzia Gianpiero Galasso, responsabile marketing di area Italia e Monaco del Credit Suisse. E aggiunge: "E' possibile che alcuni Paesi continuino a passare momenti difficili spingendo patrimoni verso la Svizzera, anche se non per forza verso il Ticino. Per la piazza ticinese determinante sarà lo sforzo di diversificazione del settore finanziario, esistono nicchie di mercato con ottime prospettive". Come la gestione dei fondi d'investimento, il trading delle materie prime, il family office... L'ansia cresce.
I dati storici sono da brivido: dal 2003 al 2007 i patrimoni in gestione in Svizzera sono cresciuti del 15% nel 2006 e del 12% nel 2007. In Ticino è stato ancor più netto: +18% nel 2007, anno in cui, però, il flusso di nuovi patrimoni in arrivo era già in diminuzione (-1,4%). Dal 2009 il trend è cambiato: le banche hanno visto aumentare di poco il flusso dei capitali e in Ticino si è registrato il primo netto calo: -14,3%, complici gli 'scudi fiscali' di Tremonti. Vuol dire che già 1/7 delle masse gestite ha preso il volo. Se dovesse aggiungersi un altro quarto di deflusso preventivato, l'effetto sarebbe pesantissimo. Nuove stime in ottobre: "L'aggiornamento del nostro studio sul private banking in Svizzera sarà pronto ai primi di ottobre", annuncia Alessandro Cavadini, direttore di PricewaterhouseCoopers, autore dei precedenti rilevamenti. Dalle fiduciarie segnali di speranza: "Avremo una contrazione dei capitali, dovuta anche al probabile accordo che verrà siglato con l'Italia. A medio termine resto ottimista: se avremo veramente libero accesso al mercato del risparmio italiano, potremo raccogliere nuovi capitali. Prevedo una crescita delle fiduciarie a scapito delle banche", afferma Fiorenzo Robbiani, di Finpartner Financial Services. Ma, dice Cristina Maderni, presidente della FTAF, la federazione delle fiduciarie, "si dovrà pensare alla riunificazione di strutture per suddividere i costi generati dalla sempre maggiore pressione di normative interne e internazionali. Il futuro? Nuovi servizi e mercati".
Ci si chiede come si comporteranno i ricchi italiani di fronte a nuove tasse. La crisi morde: "In questa fase congiunturale la necessità è legata a reperire fondi per le aziende di famiglia o a questioni ereditarie, viste le difficoltà di creare nuova ricchezza in Italia", precisa Galasso.
Che fare? Guardare altrove: "Asia, Sud America, Est Europa. Non basta più un unico mercato di riferimento: l'Italia", chiosa il dirigente di Credit Suisse. ( Fonte: www.caffe.ch)
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