Svizzera: Il super franco spinge la delocalizzazione

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://new.caffe.ch/media/2013/06/20190_3_medium.jpgI costi del personale sono la causa principale della delocalizzazione. Un effetto dell'apprezzamento del franco. I dati dello studio di Bruno Waser e Christoph Hanisch, dell'università di Lucerna, lo dicono chiaramente. Tra il 2010 e il 2012, il 16% delle circa 700 imprese considerate, nella ricerca ha mosso dei passi verso la delocalizzazione. Il processo dura dal 2009, e  il tasso fisso di cambio minimo con l'euro a 1,20 ha intensificato il trend.
"L'effetto del franco sulla delocalizzazione - spiega Waser - riguarda soprattutto quelle realtà in cui l'automazione è scarsa, oppure non è possibile perchè il tipo di produzione non è di serie e su larga scala. Qui il costo orario del personale incide molto".
A preoccupare è il motivo principale della nuova ondata di "offshoring": nel 2012, infatti, nell'84% dei casi è stato il costo del personale il motivo di fondo che ha spinto verso la delocalizzazione. Nel 2009, la percentuale era "solo" del 62%.
L'impatto delle altre motivazioni fa registrare delle percentuali molto più basse. Soprattutto, negli ultimi anni, in queste altre tipologie di cause non vi sono stati dei cambiamenti degni di nota. La vicinanza geografica rispetto ai clienti chiave, ad esempio, è indicata come motivo principale solo dal 25%, rispetto al 24% del 2009. Discorso analogo per chi ha deciso di spostarsi là dove l'apertura di nuovi mercati offredelle buone prospettive per l'azienda (22%). Oppure di chi ha deciso di andare vicino a luoghi in cui l'azienda ha già delle proprie strutture produttive (18%).
Il trend è particolarmente evidente proprio nelle imprese con più di 200 dipendenti, cioè quelle realtà che, per le loro dimensioni, rappresentano un' importante risorsa per intere economie regionali. In queste aziende, dal 2010 al 2012, la quota di quelle che si sono decise per la delocalizzazione è cresciuta del 6%, dal 32 al 38%.
Un'eccezione significativa è data dal settore orologiero, che è in piena espansione, e si può permettere di continuare a produrre in Svizzera perchè il grado di automazione è altissimo.
Per tamponare la fuga delle aziende verso l'estero, una soluzione spesso ribadita è il ritocco del tasso di cambio con l'euro. "Un tasso dell'1,30 o 35 - osserva Waser - sarebbe senz'altro più realistico".
Ma non ci sono solo imprese che partono. Ci sono anche quelle che tornano, anche se sono sempre meno. Tra il 2004 e il 2006, il passo indietro è stato osato da un'azienda su tre. Dal 2009 al 2012 il numero si è ridotto, ed è stato di una su quattro. Tra i motivi del ritorno in patria, innazitutto la mancanza di standard qualitativi ottimali del Paese terzo in cui la produzione era stata dislocata. Poi, la mancanza di flessibilità e i problemi legati ai fornitori, oltre ad altri fattori come, ad esempio, la difficoltà a reperire personale adeguato professionalmente.
Autore: MICHELANTONIO LO RUSSO
Fonte: www.caffe.ch

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