Stragi, pistole e informazione

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Il livello qualitativo della discussione politica è normalmente basso. Gli scienziati politici spiegano questo in termini di “ignoranza razionale”: a nessun elettore importa di informarsi bene perché il singolo voto non ha influenza sul risultato, e di conseguenza l’informazione politica è un bene di consumo, cioè un passatempo.

In Italia però abbiamo anche problemi ulteriori, che ci avvicinano più ai Paesi in via di sviluppo che a quelli avanzati. Uno di questi è un’informazione di livello mediocre, molto politicizzata e controllata dai partiti, di norma priva di analisi.

Ieri ad esempio Severgnini ha scritto sul Corriere della Sera un articolo sul controllo delle armi, ispirato ai fatti norvegesi. Il dibattito politico funziona così, sia per i favorevoli che per i contrari: accade qualcosa, e tutti pensano a come strumentalizzare l'evento sfruttando l’emotività del momento. È normale usare gli eventi di cronaca per mandare avanti le proprie proposte: la differenza tra il carpe diem e la strumentalizzazione è nella qualità delle argomentazioni.

Io non ho un’opinione precisa in proposito: sono favorevole al porto d’armi per questioni etiche, ma non so nulla sulla questione che mi consenta di dare un giudizio informato. Se dovessi fare uno studio sulla questione, mi porrei una serie di interrogativi, formulerei delle ipotesi, e poi andrei a cercare i dati.

Quali potenziali assassini sarebbero penalizzati dal bando delle armi da fuoco? Non le mafie, i gruppi terroristici, le gang giovanili organizzate, chi ha contatti con il contrabbando, chi ha competenze tecniche in materia. Forse Breivik non aveva contatti con le mafie, ma aveva accesso a tutti gli altri canali, e due anni di premeditazione per riuscirci.

Il bando delle armi da fuoco potrebbe ridurre gli incidenti, per eccesso di autodifesa o uso improprio, e gli omicidi dovuti ai raptus improvvisi (solo con un coltello è difficile uccidere più di una mezza dozzina di persone). I fatti in Norvegia non appartengono però a nessuna delle due categorie.

Infine: quanta criminalità, soprattutto micro, viene dissuasa dal possesso di armi da fuoco? Quante stragi vengono fermate dalla presenza di una persona armata? Quante rapine non vengono iniziate per paura degli inquilini? Dubito che questo sia efficace contro le mafie, ma contro un Breivik o un rapinatore isolato probabilmente sì.

Il ragionamento non può concludersi senza vedere i dati. Se la maggior parte delle vittime da armi da fuoco è frutto di raptus improvvisi o di incidenti, allora il bando ridurrebbe gli omicidi. Se al contrario il potere dissuasivo delle armi nei confronti della criminalità è forte, allora li aumenterebbe. Per le organizzazioni criminali cambierebbe poco o nulla, o al massimo avrebbero la vita semplificata.

Ci sono ovviamente delle considerazioni da fare di teoria politica che non possono essere quantificate. I Padri Fondatori degli USA hanno dato al diritto di portare armi un’importanza fondamentale, mentre una popolazione disarmata è il sogno di tutti i Gheddafi del mondo. Difficile, appunto, valutare queste questioni, ma sarebbe errato trascurarle.

Questo è il livello di argomentazione che ci si dovrebbe aspettare nel dibattito pubblico. Ma la teoria dell'ignoranza razionale, con la complicità della scarsa cultura politica degli italiani, cospirano contro questo desiderio.

Nel dibattito pubblico ci si accontenta di un livello qualitativo basso, in cui ogni evento sembra solo una scusa per mandare avanti le quotidiane lotte politiche. L’Italia ha i giornalisti che si merita, ma forse ad averne di diversi la politica potrebbe diventare un po’ meno spregevole. ( Fonte: www.linkiesta.it/ Blog)

Autore: Pietro Monsurrò

PS Ho citato l'articolo di Severgnini perché è l'unico che ho letto su un giornale italiano. Magari ce ne sono stati di migliori, quasi certamente anche di peggiori.

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