Riciclaggio, le banche francesi nel mirino dei regolatori
La maggior parte degli istituti di credito francesi non risulta conforme alle regole imposte a partire dal 30 gennaio 2009 in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro sporco e contro il finanziamento delle attività terroristiche nell’ambito della gestione dei capitali. A confermarlo sono stati 17 rapporti elaborati dall’Autorità di controllo prudenziale (ACP) transalpina, organismo di vigilanza che, come d’abitudine, non ha specificato i nomi delle banche coinvolte. Qualcosa, tuttavia, è trapelato sulla stampa già nei mesi passati. Nel settembre dello scorso anno, ad esempio, una procedura disciplinare era stata avviata nei confronti di Société Générale (fatto confermato dallo stesso gruppo). E anche UBS France, la filiale francese del colosso svizzero, ha ricevuto una lettera nella quale si rimarcano forti perplessità sui sistemi e sulle procedure di controllo interni.
Nonostante l’ACP abbia constatato «sforzi significativi» da parte delle banche, dunque, sono state rilevate da più parti preoccupanti «insufficienze»: «In ragione dei rischi che presenta la gestione dei capitali in riferimento al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ci attendiamo una vigilanza particolarmente efficace». Al contrario, soprattutto nei sistemi di controllo dei rapporti con le filiali estere, sono state ravvisate falle «significative».
In particolare, non sempre sono state classificazioni del rischio attribuito a ciascun cliente (in funzione delle sue caratteristiche, della natura dei prodotti e dei servizi offerti, del Paese di residenza ecc.): troppo spesso non vengono richieste sufficienti informazioni ai correntisti, e la revisione dei dossier viene effettuata in alcuni casi una volta ogni tre anni. ( Fonte: www.valori.it)