RBS, in arrivo il rapporto della FSA sulla crisi
Dopo diversi rinvii, il 12 dicembre è la data prevista per la pubblicazione del rapporto della Financial Services Authority su Royal Bank of Scotland.Sarà il risultato di un lavoro durato tre anni, volto a indagare sulle cause del dissesto che ha obbligato l'esecutivo di Londra a intervenire con un esborso pubblico da 45 miliardi di sterline. E, mentre la relazione viene sottoposta alle ultime revisioni legali, il settimanale The Observer cerca di fare il punto sulla situazione.
Circa un anno fa la FSA aveva annunciato che a portare la banca ad un passo dal collasso fossero state alcune decisioni sbagliate nelle quali non si ravvisavano, tuttavia, episodi oggettivamente fraudolenti da parte di nessun membro della governance. E il presidente dell'authority Adair Turner aveva sollevato il dibattito sulla possibilità di impedire ai dirigenti delle banche fallite di ricoprire ruoli analoghi in altri istituti, a meno che non sia stato provato che abbiano cercato concretamente di evitare il dissesto.
La questione cruciale sulla quale i regolatori sono chiamati a dare una risposta è proprio questa: le decisioni prese all'epoca, a livello formale, non erano illecite.
Il bilancio di RBS è stato infatti affossato da una serie di acquisizioni spericolate compiute nell'arco di un decennio: da NatWest nel 2000 ad ABN Amro del 2007.
Nei primi mesi del 2008, la banca ha alzato i dividendi invece di costituire riserve di capitale adeguate. Alla fine del dicembre 2007, il suo Core Tier-1 Ratio era del 4,5%. Con le regole che sono state imposte a seguito della crisi, e soprattutto con i requisiti di Basilea III che saranno adottati nei prossimi anni, ciò non sarebbe stato concesso.
Lo dimostra il fatto che la banca – ora nazionalizzata – attualmente detenga una percentuale di capitale sicuro pari all'11,3%.
In sintesi, conclude The Observer, sembra che la crisi sia servita a ripristinare garanzie adeguate. Ma ciò è avvenuto a spese dei contribuenti. ( Fonte: www.valori.it)