Quasi 3 mln gli italiani che non cercano il posto
Sono quasi 3 milioni gli italiani che si arrendono davanti un'impresa che è considerata già persa in partenza: la ricerca di un'occupazione. Sono disponibili a lavorare ma hanno rinunciato a inseguire quello che giudicano solo un sogno. Si tratta di una schiera imponente che l'Istat ha portato alla luce in un report, che rientra nelle pubblicazioni concordate con l'Eurostat, l'Ufficio statistico europeo, «per la diffusione di alcuni indicatori complementari al classico tasso di disoccupazione».
L'indagine, che fa riferimento a 2010, mette a confronto i dati dei Paesi Ue e se si guarda a inattivi e scoraggiati l'Italia ne esce male. La quota, l'11,1%, di chi dichiara di voler lavorare ma di aver perso la speranza è il triplo della media europea (3,5%). La Penisola stacca, sia in termini percentuali che tendenziali, tutti gli altri membri dell'Unione. A grande distanza si collocano Francia (l'1,1%) e Germania (l'1,3% o). Si avvicinano alla percentuale italiana solo la Bulgaria (8,3%) e la Lettonia con (8,0%).
La fotografia del mondo del lavoro peggiora così drasticamente: sommando i disoccupati in senso stretto (2,1 milioni) e gli inattivi disponibili a lavorare (2,8 milioni) si arriva a 5 milioni di persone che aspettano un'occupazione. Una parte di loro i disoccupati ufficiali non si sono arresi alle difficoltà, aumentate con la crisi, un'altra parte, più copiosa, si ha invece rinunciato alla "mission impossible".
Gli «arresi» non erano mai stati, infatti, così numerosi da sei anni, ovvero dal 2004. Sono soprattutto donne, sei su dieci, ma il dato più preoccupante ancora una volta riguarda i giovani. Gli under 30 che non sono a caccia di un posto ma coglierebbero al volo un'offerta di lavoro, nel caso in cui si presentasse, sono saliti dal 21,6% del 2004 al 30,9% del 2010. A pesare, quindi, sono gli scoraggiati, che hanno segnato un 'impennata durante la crisi. Sono 1,2 milioni e rappresentano la maggior parte, il 42% degli inattivi disponibili a un impiego. A questi si aggiungono coloro che sono in attesa di passate azioni di ricerca, chi è impegnato nella cura dei figli o dei familiari, chi sta seguendo corsi di formazione o completando il percorso di studio. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)