" Quanto tempo ha davanti Monti? " di Paolo Manasse e Giulio Trigilia

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Il Partito delle libertà è diviso sul che fare con Mario Monti. Le colombe (ex democristiani) favoriscono un leale appoggio al nuovo esecutivo, mentre i falchi (soprattutto ex-socialisti ed ex-missini) si stanno stracciando le vesti gridando “al golpe bianco” e al governo dei “banchieri e dei bocconiani”. Per mantenere unito il partito, Silvio Berlusconi sembra aver optato per la strategia della “bomba a orologeria”. Monti, ha dichiarato l’ex primo ministro nel giorno dell'insediamento del professore, ha fino a giugno per fare il lavoro (sporco) delle riforme, poi il partito di Berlusconi ritirerà il suo sostegno parlamentare.

LA STRATEGIA DI BERLUSCONI

L'ex primo ministro ha pubblicamente annunciato una manifestazione di massa (anti-Monti?) a dicembre, seguita dal congresso del partito a marzo-aprile, a cui dovrebbero seguire nuove elezioni. Qualche giorno dopo queste dichiarazioni, dopo aver ponderato i recenti sondaggi che danno la popolarità di Mario Monti oltre l’80 per cento, Berlusconi ha ammorbidito la sua posizione, concedendo al nuovo governo fino al 2013. Ieri, però, l’ex primo ministro , adombrando lo spettro di un Monti che, aggirandosi per l’Europa, è in realtà ostaggio dei comunisti, ha tuonato contro le (prevedibili) misure anti-evasione per la tracciabilità dei pagamenti in contanti al di sopra dei trecento euro, definite nientepopodimeno che misure da “stato di polizia tributaria”.

La strategia di Berlusconi sembra delinearsi in maniera abbastanza chiara. E dipenderà in larga misura da quali saranno gli effetti sull’economia delle nuove misure di consolidamento fiscale e delle riforme strutturali. Se, come è lecito aspettarsi, nel breve periodo produrranno un peggioramento della congiuntura e dunque un calo della popolarità del nuovo governo, è probabile che Berlusconi sarà tentato di approfittarne per ritirare la fiducia e ripresentarsi agli elettori come paladino della crescita, mercati permettendo. Ora, un programma di governo comprendente la riforma fiscale, la riforma del mercato del lavoro, la riforma delle pensioni, le privatizzazioni, i tagli dei costi della politica e le liberalizzazioni dei mercati di beni e servizi rappresenta un un'agenda veramente impegnativa. Nessuno può ragionevolmente pensare che pochi mesi possano essere sufficienti. E difatti i mercati non lo pensano affatto. Vediamo perché.

COSA PENSANO I MERCATI

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Nella figura sopra abbiamo usato gli spread dei Cds giornalieri sul debito italiano, i contratti con cui ci si assicura contro il default, per scadenze che vanno da 1 a 10 anni, che sono stato negoziati dal gennaio al novembre 2011. Queste informazioni ci permettono di valutare come i mercati giudicano il profilo temporale del rischio Italia. Ipotizzando che in caso di insolvenza gli investitori recuperino il 40 per cento del loro investimento, abbiamo calcolato le probabilità di default a diverse scadenze. La figura mostra la probabilità (condizionale) di default su un contratto negoziato a diverse date, a partire da gennaio 2011, con maturità che vanno da uno a dieci anni successivi. Dunque se il contratto è scambiato nel gennaio 2011 con maturità 5 anni, scadrà nel gennaio 2016. Sull'asse verticale viene indicata la probabilità di default (condizionata al fatto che, se il contratto dura ad esempio cinque anni, l’insolvenza non si sia verificata prima della scadenza del contratto). Nella figura l'asse "time", da gennaio a novembre 2011, mostra la data in cui il contratto è scambiato; mentre l'asse "maturities" mostra la data di scadenza del contratto, da uno a dieci anni dalla data del contratto.

La figura offre due tipi di informazioni. Si può fissare una scadenza, ad esempio un contratto di assicurazione che dura un anno, e si ci può muovere lungo l'asse del tempo da gennaio a novembre. Così facendo si può vedere l'enorme aumento del rischio default percepito sulle scadenze brevi, verificatasi (nei contratti firmati) tra aprile e giugno 2011, quando la probabilità di default è salita da meno del 2 per cento a oltre il 6 per cento, e successivamente, a partire da agosto, quando, con il governo Berlusconi paralizzato sui tagli di bilancio, ha oltrepassato il 7 per cento a novembre. Oppure si può fissare una data in cui è stato stipulato il contratto, ad esempio giugno 2011, e guardare le probabilità di default a diverse scadenze, muovendosi lungo l’asse “maturities”, da uno a dieci anni. In questo modo si può vedere se i contratti negoziati a tale data incorporano l'aspettativa di un rischio in aumento o in diminuzione per scadenze più lontane.

La figura mostra chiaramente è che, dall'inizio dell'anno, la rischiosità percepita a breve termine sul nostro debito sovrano è quadruplicata, salendo molto di più nel breve che nel lungo periodo. Cosa forse ancora più interessante, la figura mostra che a partire da ottobre il profilo temporale del rischio ha assunto la forma a "gobba". In altre parole, da ottobre i mercati incorporano nei prezzi dei Cds una probabilità di default che prima aumenta, per le scadenze tra 1 e 2 anni, ma poi declina progressivamente. Quello che i mercati finanziari ci stanno dicendo da un paio di mesi è che ci vorranno almeno un paio di anni prima che "passi la nottata”, ammesso che passi. Berlusconi li ascolterà? ( Fonte: www.lavoce.info)

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