Qatar, a giorni il report sulle condizioni dei lavoratori migranti
Dopo una lunga attesa, già entro la fine di questa settimana dovrebbe essere pubblicata la relazione indipendente commissionata dalle autorità del Qatar per fare luce sul tragico bilancio di lavoratori migrantimorti nei cantieri per i Mondiali del 2022.
In questi giorni, spiega il Guardian, sono in visita a Doha i rappresentanti della sottocommissione per i diritti dell’uomo del Parlamento europeo. Ed è stato detto loro che, in seguito all’attenzione internazionale, bisogna aspettarsi a stretto giro cambiamenti fondamentali nella normativa sul lavoro. Ma non è detto che ciò significhi che verrà superato il tanto criticato sistema del kafala, che vincola i migranti al proprio datore di lavoro: una volta assunti, infatti, non possono licenziarsi, lasciare il Paese o sporgere denuncia in caso di abusi. Ma negli scorsi mesi la stampa internazionale ha rivelato che nel corso degli ultimi due anni in Qatar sono morti più di 380 lavoratori nepalesi e oltre cinquecento indiani.
Pungolate dalle parole di condanna giunte da tutto il mondo, le autorità dell’emirato hanno quindi commissionato a DLA Piper una verifica indipendente. Una scelta che però non ha mancato di suscitare critiche, dal momento che DLA Piper risulta a libro paga di Al-Jazeera. Le conclusioni dell’indagine saranno note nell’arco di pochi giorni. E, mentre anche la Fifa di Blatter si appresta a presentarsi a Doha questa settimana, Richard Howitt, membro britannico della sottocommissione europea, si fa portavoce di alcune proposte di riforma che segnalerebbero un reale cambiamento di rotta. Innanzitutto, far sì che lo “sponsor” del migrante sia il governo e non più il datore di lavoro; in secondo luogo, permettere ai migranti di cercare un nuovo impiegosenza aver bisogno del via libera del loro precedente datore di lavoro; infine, fondare delleagenzie di collocamento, in collaborazione con i Paesi di origine dei migranti, per far sì che questi ultimi non si trovino più nella situazione di essere troppo indebitati per andarsene.
In questi giorni, spiega il Guardian, sono in visita a Doha i rappresentanti della sottocommissione per i diritti dell’uomo del Parlamento europeo. Ed è stato detto loro che, in seguito all’attenzione internazionale, bisogna aspettarsi a stretto giro cambiamenti fondamentali nella normativa sul lavoro. Ma non è detto che ciò significhi che verrà superato il tanto criticato sistema del kafala, che vincola i migranti al proprio datore di lavoro: una volta assunti, infatti, non possono licenziarsi, lasciare il Paese o sporgere denuncia in caso di abusi. Ma negli scorsi mesi la stampa internazionale ha rivelato che nel corso degli ultimi due anni in Qatar sono morti più di 380 lavoratori nepalesi e oltre cinquecento indiani.
Pungolate dalle parole di condanna giunte da tutto il mondo, le autorità dell’emirato hanno quindi commissionato a DLA Piper una verifica indipendente. Una scelta che però non ha mancato di suscitare critiche, dal momento che DLA Piper risulta a libro paga di Al-Jazeera. Le conclusioni dell’indagine saranno note nell’arco di pochi giorni. E, mentre anche la Fifa di Blatter si appresta a presentarsi a Doha questa settimana, Richard Howitt, membro britannico della sottocommissione europea, si fa portavoce di alcune proposte di riforma che segnalerebbero un reale cambiamento di rotta. Innanzitutto, far sì che lo “sponsor” del migrante sia il governo e non più il datore di lavoro; in secondo luogo, permettere ai migranti di cercare un nuovo impiegosenza aver bisogno del via libera del loro precedente datore di lavoro; infine, fondare delleagenzie di collocamento, in collaborazione con i Paesi di origine dei migranti, per far sì che questi ultimi non si trovino più nella situazione di essere troppo indebitati per andarsene.
Fonte: www.valori.it
Valentina Neri @ neri@valori.it
Pubblicità