Con la Lega. Contro lo Spacciatore - di Ugo Gaudenzi

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Matteo Renzi o Matteo Salvini? Il dubbio non esiste 

Fra una promessa qua e una là, tra visite scolastiche e annunci all’Aja e a Roma, con intermezzo di sorrisi, ridacchianti inviti a ‘stare sereni’, contestazioni di mamme indignate, previsioni di risparmio a go-go e tra sventagliate di interviste, cinguettii e sondaggi compiacenti, l’amato baby-premier, Matteo Renzi, nel suo trentatreesimo giorno di governo del Belpaese,  il 26 marzo 2014, già è risultato concretamente  in affanno.
Certo, la battaglia per l’abolizione delle province, con lo “slittamento Del Rio” al 31 dicembre dei 73 commissariamenti già in atto è – uso della “fiducia” e misura demagogica a parte (è la revisione dell’assetto regionale nazionale il vero problema: è lì che si macinano i veri costi inammissibili) – un atto che può valere consensi a basso costo tra i cittadini, da trasformare in voti alle europee.
Ma il suo metodo di sparacchiare annunci di “riforme” a tutto spiano, non è esattamente un segnale di buongoverno. Tanto più che il clima che si respira nei palazzi della politica, nella sua stessa maggioranza e altrove,  e soprattutto tra la gente comune evidentemente più sensibile e preoccupata per i veri problemi sociali ed economici che affondano l’Italia, non è dei migliori.
Il fatto è che, con Renzi, l’Italia si trova di fronte a un nevrotico spacciatore di sogni e i sogni, si sa, non  soltanto non durano in eterno ma in generale non sono affatto “storie compiute”, ma visioni frammentate e presto dimenticate.
Guardiamo i vaghi passi finora – quasi – fatti. 
Una prima lettura di legge elettorale, concordata con Forza Italia, poi limata, modificata, inventata soltanto per la Camera dei deputati e comunque una legge che, alla ricerca di un asso pigliatutto da donare in alternanza ai due fronti liberaldemocratici di destra e di sinistra, risulta allo stato solamente volta a ostacolare il più possibile l’emergere di terze forze realmente alternative. Con soglie, premi di maggioranza, listini e miniquote da manovrare a piacimento nel chiuso delle segreterie dei due fronti partitocratici egemonici. Con contorno sia il rinvio della sciocca abolizione del Senato (nella patria ancestrale di questa istituzione)e sia il varo al rallentatore di una legge antiproporzionale per le elezioni europee a venire.
Per chi crede che per snellire la forma dello Stato e quella del governo sia necessario, al vertice, evitare il doppio potere tra presidenti della Repubblica e del Consiglio dei ministri, dando più potere all’esecutivo, e drasticamente ridurre il numero totale dei parlamentari (oggi più di mille) sdoppiando le competenze legislative tra le due aule, e, soprattutto, affondare il bisturi nel mare magnum di tutto l’elefantiaco e inefficiente apparato dello Stato (dalle “circoscrizioni” alle comunità montane, dalle regioni alle agenzie tra Comuni da una parte e dall’altra nello stesso corpo di una burocrazia fatta di una pletora di dirigenti, supermanagers, consiglieri di amministrazione, funzionari di enti inutili, masse di personale non utilizzato, e di una neonata quindicina di sub-ministeri chiamati “Agenzie” o “Garanti”), e qui parliamo almeno di un milione di parassiti da eliminare…,  questi primi passi del governo del baby-premier suonano come una vergogna ulteriore.
Ma lo Spacciatore regala un “tweet” e annuncia il pensionamento di tremila politici provinciali grazie allo slittamento di un ddl al 31 dicembre.  Un annuncio demagogico, populista nel senso più deteriore. Evidentemente indirizzato a raccogliere facili consensi da elettori obnubilati o da ri-omologare al sistema. Si sa bene, peraltro che senza un ddl costituzionale che non potrà che essere approvato a larga maggioranza (che non c’è aritmeticamente), le provincie resteranno comunque in piedi. Di questo passo se ne parlerà il prossimo anno…  se il governo resisterà fino ad allora e se l’Italia non verrà chiamata ad elezioni anticipate.
E’ un fatto. Questo terzo governo extraparlamentare dell’Italietta di Napolitano è nato con un preciso compito: agire d’impeto per mettere il sistema al riparo dalla montante opposizione di popolo contro questo sistema di potere, dipendente e incatenato ai desiderata atlantici e della triade di governo Fmi-Bce-Ue insediata nell’Europa occidentale dai veri poteri, economici, finanziari, monetari, militari che condizionano gli affari del mondo.
Ricordiamo un dato che oggi viene rimosso: il successo del Front National in Francia non è stato un evento improvviso, non previsto: tutti gli analisti, tutti i politici, tutti i governanti d’Occidente ne erano a conoscenza e ne trattavano da mesi. Come da mesi era noto il “patto” stilato tra Marine Le Pen ed altri movimenti similari europei, in Italia la Lega. O c’è qualcuno che ha dimenticato la visita di Marine Le Pen a Lampedusa, assieme a Mario Borghezio? O c’è veramente qualcuno, nel regime, che non ha mai annotato la costruzione del “cartello” inter-nazionalista che rischia di diventare il primo partito a Bruxelles-Strasburgo mandando a casa o comunque togliendo potere agli eterni bipartigiani “Popolari” e “Socialisti” nella cosiddetta Unione europea?
Naturalmente no. Per quanto arroganti, ciechi e sordi, gli alfieri dell’eurocrazia hanno da tempo soppesato il grave pericolo di perdere il proprio potere, le proprie poltrone…
Ed ecco quindi il perché vero dell’ascesa renziana. Si trattava di inventare un argine pro-sistema, pro-euro, pro-Ue, pro-banksters alla montante crisi politica del sistema burocratico. E il sindaco-rottamatore, nella periferica ma fondamentale Italia, era appunto “l’ultima spiaggia” per bloccare la marea di opposizione.  Che, nel BelPaese, è alimentata da un terzo movimento “incomodo”, dal convitato di pietra M5 Stelle. Verso cui sono state per un anno applicate terapie di erosione, di delegittimazione, ma che è sempre lì e, seppure in modo vago e forse volutamente disorganizzato, fa parte del fronte degli anti-euro.
Tuttavia, nonostante tale mandato, il cammino dello Spacciatore, non è affatto in discesa.
Intanto perché nel suo stesso partito, il pd, cresce la fronda di una minoranza ex comunista che si sente posta in castigo, all’angolino, senza alcun potere decisionale, nemmeno negoziale, sull’agenda di  un governo a guida di un suo esponente. E Renzi è costretto giocoforza a trovare qualche soluzione, per evitare che bersaniani o Giovani Turchi o d’alemiani o pro-cgil giochino brutti scherzi.
E perché la pattuglia dei voti “centristi” – sia alfaniani che dei seguaci di Casini o di Mauro – è diventata tutt’ad un tratto essenziale per la vita del governo. Senza quei voti il governo perde la battaglia parlamentare. Le opposizioni propongono migliaia di emendamenti ad ogni testo di legge, ed altri emendamenti provengono dalle stesse file di maggioranza: è un fuoco di sbarramento continuo e il governo Renzi, più carne al fuoco mette, più diventa gracile e rischia di crollare.
Senza dimenticare Forza Italia che, almeno per questa legislatura, resta il secondo partito-pilastro del sistema e di questo governo. Non è stata certo un caso l’assenza di 17 senatori azzurri che invece di votare contro il ddl Del Rio in quanto “opposizione”, hanno così permesso ad una risicatissima maggioranza di evitare l’incostituzionalità del provvedimento “rallenta-province”. Anche a questo partito Renzi è chiamato a pagare un pedaggio, si sa.
Fino a quando?
Beh, il 25 maggio c’è il primo casello da superare.
E noi – Rinascita – invitiamo tutti a dar forza, per questa volta, alla Lega di Matteo Salvini. Che ha lanciato un messaggio condivisibile al 100%. No all’euro, no a questa “Europa” dei banksters, no all’immigrazione selvaggia, alle delocalizzazioni, alla Repubblica dei privilegi. Sì all’Europa dei popoli e a uno Stato italiano federale più snello e aperto all’occupazione giovanile, che torni al servizio dei cittadini, del lavoro, della produzione, della cultura, delle identità nazionali, in una parola: al servizio della rinascita.
Chi vuole il bene del nostro popolo non ha scelta. Questa volta occorre votare. Il 25 maggio i popoli europei possono sferrare un solenne schiaffo all'eurocrazia e ai suoi governi della miseria, burattini tirati con i fili dai padroni di Wall Street e della City. E in Italia l'unica forza euro-critica è la Lega. Diamole un aiuto, senza alcun doppio fine. Per farlo qualcuno, forse, dovrà "turarsi il naso" e rimuovere le vere o presunte offese ricevute in passato. Ma qui ne va del futuro di noi tutti.
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