Primo maggio, Napolitano: «Italia sia sempre più fondata sul lavoro»
Il lavoro al centro della vita istituzionale e sociale del Paese, perché ribadito dall’articolo uno della Costituzione, perché al lavoro, a elevati tassi di attività e occupazione, è direttamente collegata la tenuta democratica del Paese. Così il Capo dello Stato celebra la festa del Primo maggio elogiando il ruolo dei lavoratori. Sul colle la celebrazione è aperta da Giuliano Amato che ripercorre il senso della "Repubblica fondata sul lavoro" e la sua attualità. In chiusura Giorgio Napolitano richiama allo sviluppo economico ed alla qualità sociale. Una tenuta civile e democratica del paese, che passa «attraverso un deciso elevamento dei tassi di attività e di occupazione, un accresciuto impegno per la formazione e la salvaguardia del capitale umano, un'ulteriore valorizzazione del lavoro, in tutti i sensi.»
Rivolto alle forze sindacali, esprime la sua preoccupazione crescente dinanzi al «tradursi di contrasti, che tra voi possono sempre sorgere, in contrapposizioni di principio, reciproche animosità e diffidenze, irriducibili ostilità» . C'è invece il bisogno di un richiamo alla durezza delle sfide che «ci attendono e che già ci incalzano», senza farsi distrarre dall’attuale grado di conflittualità politica e sociale.
«Mi domando - si chiede -, ed è una domanda che può riferirsi anche alle relazioni tra le forze politiche: è inevitabile l'attuale grado di conflittualità, è impossibile l'individuazione di interessi e impegni comuni? Si teme davvero che possa prodursi un eccesso di consensualità, o un rischio di cancellazione dei rispettivi tratti identitari e ruoli essenziali? L'Italia ha bisogno di un nuovo clima di coesione, sia politica sia sociale. L'attuale grado di conflittualità deve essere superato senza avere paura che così facendo si cancellino identità o tratti essenziali del proprio agire».
Professando il suo "basta" alla cosiddetta "ipocrisia istituzionale" che spesso segue i richiami del presidente della Repubblica.
E sul clima di coesione sociale, richiama proprio i sindacati, ribadendo che le divisioni portano solo al peggio: «La mancanza di unità sindacale porta al peggio. Impossibile individuare interessi e impegni comuni?». Inserendo nelle tappe forzate per giungere al rilancio dell’Italia, quel nuovo clima di coesione politica e sociale. ( Fonte: www.ilfuturista.it)