Oms, scienziati contestano il convegno sugli effetti delle radiazioni dei cellulari
È iniziato ieri a Lione, e proseguirà fino al 31 maggio, il meeting internazionale “Radiazioni non-ionizzanti, parte II: campo elettromagnetico a frequenza [comprende i telefoni cellulari]”, promosso dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell'Organizzazione mondiale per la sanità (Oms). Ma un gruppo di scienziati provenienti da tutto il mondo, insieme all'Alleanza internazionale sui campi elettromagnetici, solleva seri interrogativi. E chiede allo Iarc di prendere una posizione netta, rinviandolo a un altro momento. Lo si legge in una lettera aperta inviata al dottor Christopher Wild, direttore dell'ente.
Inutile dire che il meeting riguarda un argomento molto delicato e di fondamentale importanza per la salute pubblica: quali sono gli effetti delle radiazioni dei cellulari sullo sviluppo di tumori al cervello? Questo il fondamentale interrogativo al quale sono chiamati a dare una risposta gli scienziati partecipanti. E nella lettera si richiama l'attenzione su alcuni fattori che rischiano di gettare ombre su un'occasione di tale rilevanza.
Innanzitutto, si richiede allo Iarc di attendere la pubblicazione completa dei risultati dello studio Interphone. Si tratta dell'indagine più esauriente finora condotta sul tema: a partire dal 2004 ha coinvolto 6.500 pazienti in tredici Paesi, grazie ai finanziamenti dell'Unione europea, dell'industria e degli enti nazionali, e al coordinamento dello stesso Oms. Attualmente sono disponibili solo le analisi dei casi di glioma e meningioma; mancano ancora quelle relative ad alcuni tumori in zone del cervello altamente esposte alle radiazioni.
Il convegno, inoltre, rischia di svolgersi in un clima che potrebbe mettere in dubbio l'indipendenza e la libertà d'espressione dei partecipanti. È prevista infatti la presenza di alcuni influenti osservatori che provengono proprio dall'industria delle telecomunicazioni. E che saranno pronti a perorare i propri interessi. Oltretutto lo Iarc finora si è sempre rifiutato di rendere pubblici i propri statement relativi al conflitto d'interessi. Una misura ormai stabilmente adottata da qualsiasi pubblicazione scientifica; e che di sicuro gioverebbe alla sua tanto decantata “trasparenza”. Tanto più che - ricordano i firmatari della lettera - si tratta di un ente finanziato con i soldi pubblici.( Fonte: www.valori.it)