Ombre svizzere sulla Banca di San Pietro - di Francesco Anfossi
Monsignor Nunzio Scarano, alto prelato dell'Apsa, l'agenzia finanziaria della Santa Sede, arrestato per ordine della Procura di Roma e accusato di aver tentato di far rientrare dalla Svizzera in Italia 20 milioni di euro con un jet privato, è solo l'ultimo prelato coinvolto negli scandali finanziari del Vaticano. Al centro di questi scandali c'è spesso lo Ior, l'Istituto opere di religione, altrimenti detto la "Banca del papa", fondato nel 1942 per volontà di Pio XII con lo scopo di amministrare le risorse della Chiesa di tutto il mondo. L'Istituto, che ha sede nel posto più suggestivo del mondo per una banca (il torrione rinascimentale Niccolò V, con mura alla base spesse nove metri) non finisce mai di dare scandalo e di imbarazzare i pontefici. Lo fece con la gestione di Paul Casimir Marcinkus, detto "Chink", il prelato americano che aveva fatto da guardia del corpo a Paolo VI e che, divenuto presidente dello Ior, con i conti correnti "back to back" fece fare all'Istituto da sponda ai maneggi finanziari del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, inghiottito da una voragine di 1.600 milioni di dollari. Con l'arrivo del nuovo segretario di Stato, Agostino Casaroli, la Santa Sede chiuse "i conti" tramite il famoso "accordo di Ginevra". Lo Ior si impegnava a versare 250 milioni di dollari alle banche creditrici di mezzo mondo "a titolo di corresponsabilità" come atto di "contributo volontario", in cambio della rinuncia da parte delle banche a qualunque futura rivalsa.
Il cardinale piacentino liquidò dopo una lunga guerra consumata dentro le mura del Vaticano contro l'ala curiale, la vecchia "governance" e favorì l'arrivo ai vertici dell'Istituto di banchieri laici. Nacque così il Consiglio di sovrintendenza, in pratica il consiglio di amministrazione dell'Istituto, affidato al banchiere vicino a Martini Angelo Caloia e al vicepresidente Philippe De Weck, svizzero di Matran, già presidente dell'Union de Banques Suisses. I due banchieri avviarono una nuova stagione, liquidarono il vecchio management, collaborarono alla stesura di un nuovo statuto e di nuove regole, introdussero i revisori dei conti esterni (i "calvinisti" della Price Waterhouse & Cooper di Ginevra) e crearono nuovi prodotti come la gestione patrimoniale. In pochi anni l'Istituto si risollevò. Ma Caloia dovette dare la caccia a uno dei pochi dirigenti rimasti nella vecchia gestione, il prelato Donato De Bonis, che continuava ad esercitare un potere occulto all'interno del torrione.
De Bonis aveva creato una sorta di banca "parallela" che permise al Gruppo Ferruzzi di Raul Gardini di riciclare buona parte della maxitangente Enimont (oltre cento miliardi di lire del 1992), entrata in titoli di Stato allo Ior e uscita "cash" in conti "cifrati" di alcuni istituti svizzeri e lussemburghesi. Il Vaticano collaborò attraverso le rogatorie con la Procura milanese e i politici corrotti vennero condannati, ma in Vaticano il prelato De Bonis se la cavò con uno splendido "amoveatur ut amoveatur": la nomina a vescovo e la prelatura dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, che ha sede in un Palazzo extraterritoriale di Roma (tale da garantire eventualmente l'immunità da ogni mandato d'arresto). Dopo un decennio in cui l'Istituto sembrava aver messo alle spalle le sue malefatte, tutto riesplose all'improvviso, nel settembre del 2010, quando la Procura, su indicazione della Centrale rischi della Banca d'Italia, sequestrò 23 milioni di euro perché non ottemperavano ai protocolli antiriciclaggio sanciti dalla legge italiana. Da allora gli scandali legati a conti "scottanti" non sono mai mancati.
Vi sono rimasti impigliati anche alcuni cosiddetti gentiluomini di Sua Santità come Angelo Balducci, patron dei lavori pubblici in occasione dei "Grandi Eventi" e del Giubileo, sotto inchiesta dalla Procura romana, ma anche religiosi che ingenuamente o meno, sono sospettati di aver riciclato denaro sporco. Al punto che Francesco vorrebbe eliminare questa antica tradizione di gentiluomini italiani con conto extraterritoriale annesso.
Il papa vorrebbe riportare lo Ior alla sua originaria funzione, che è quella di intermediario finanziario della Chiesa universale. Per far questo ha innanzitutto nominato un nuovo prelato, il bresciano monsignor Battista Mario Salvatore Ricca, il rettore della Casa di Santa Marta, il pensionato dove Francesco ha scelto di alloggiare. Ma è di pochi giorni fa la nomina di una commissione speciale con poteri assoluti, che riferisce solo al pontefice, incaricata di spulciare tutte le 46 mila "Fondazioni" (così vengono chiamati i depositi) presenti allo Ior.
Della commissione fanno parte eminenti cardinali (come il francese Jean-Louis Tauran) e anche una donna (una prima assoluta nella storia dello Ior): l'ex ambasciatrice presso la Santa Sede Mary Ann Glendon, docente di giurisprudenza ad Harvard, fortemente voluta dai cardinali americani, che hanno sempre premuto per la trasparenza assoluta nelle finanze della Chiesa. Per le diocesi americane la trasparenza nei bilanci è un fatto assolutamente naturale: i conti delle parrocchie vengono affissi alle porte delle chiese. Presidente della commissione speciale è il cardinale Raffaele Farina, salesiano, già prefetto della Biblioteca vaticana, universalmente conosciuto per la sua saggezza e acutezza all'interno delle mura leonine. Riuscirà papa Francesco nella missione più importante del suo inizio di pontificato? L'impresa, finora, non è mai riuscita ai suoi predecessori.
Fonte: www.caffe.ch