" Nucleare? Il dovere del dubbio" di Francesco De Palo
La Cancelliera tedesca chiude sette centrali, prescrivendo lo stop a quelle entrate in servizio «prima della fine del 1980»; Vladimir Putin ordina uno screening approfondito sul territorio russo per valutare se vi siano o meno rischi di incidenti simili a quello giapponese; in Italia, al momento si procede con l’individuazione dei criteri di localizzazione dei siti ospitanti.
All’indomani degli incidenti nucleari di Fukushima in Europa si valuta il da farsi, tra dubbi e incertezze: spinti dalla convinzione che in questo momento il dovere del dubbio dovrebbe contagiare governi ed esecutivi. Perché è proprio in questa fase che non sarebbe saggio farsi distrarre dallo stato ansiogeno dell’emergenza nipponica, dal momento che sarebbe opportuno analizzare numeri e dati oggettivamente. Senza pregiudizi, senza allarmismi e senza sottovalutazioni: ma ragionando e basta.
Yukio Edano, portavoce del governo giapponese, assicura che non sarà una nuova Chernobil, ma si inizia a valutare quali misure applicare ai nuovi impianti che si stanno costruendo, in Francia (Flamanville), in Finlandia (Olkiluoto) e Slovacchia (Bohunice). L’impianto incidentato ha ormai 40 anni di esistenza ed una tecnologia abbondantemente superata: dall’Enea si apprende che le centrali del futuro verranno progettate per “contenere” quella fusione, in grado di affrontare il peggio con sistemi più avanzati del pur volenteroso muro di cemento armato della cosiddetta stanza di contenimento che ha sin qui ospitato il reattore giapponese.
Non mancano reazioni ed appelli multiopinione. Jeremy Rifkin, intervistato da Repubblica definisce il nucleare una follia, mentre la scelta vincente per il futuro la ritrova in una “rete diffusa da piccoli impianti basati sulle rinnovabili”, perseguendo la cosiddetta energia pulita. Fulvio Conti, ad di Enel, predica invece prudenza, dal momento che i dati sui reattori giapponesi, verranno scandagliati nei prossimi giorni dai regolatori, dalle autorità europee ed anche dagli ingegneri interni, per avviare quanto prima un ventaglio di ipotesi su come procedere. Prudenza che, a detta dei Verdi, il Governo italiano non ha avuto, in quanto mentre tutte le cancellerie europee si sono fermate nelle decisioni, attendendo di capirne meglio dinamiche e conseguenze, il ministro Prestigiacomo continua nel dire che “l’Italia deve andare avanti con il suo programma nucleare, nonostante il nostro territorio sia in gran parte sismico e afflitto da oltre 500 mila frane. La Prestigiacomo è diventata il portavoce delle lobbies nucleari?”- si chiedono.
Ciò che invece potrebbe fare al caso dell’Europa, in questa fase, sarebbe progettare un’agenzia per la sicurezza nucleare di tipo europeo, per una visione continentale del problema. E per coadiuvare un’Unione che, nei momenti topici, continua a procedere in ordine sparso. ( Fonte: www.ilfuturista.it)