" Fermare le speculazioni: si può... " di Lina Urbani
La proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie continua ad animare il dibattito internazionale. In occasione del World Economic Forum di Davos, che vede riuniti i più influenti leader del mondo industriale e finanziario internazionale, Nicolas Sarkozy in qualità di presidente del G20, si è detto convinto della necessità dell'introduzione dell'imposta e ha proposto di istituire dei dei gruppi di lavoro composti da Paesi pronti a fare da “apripista”.
La tassazione, di importo molto contenuto, sarebbe infatti un primo indispensabile strumento in grado di frenare gli eccessi delle speculazioni finanziarie all'origine della crisi economica, da utilizzare per il sostegno all'occupazione, per le politiche sociali, ambientali e di cooperazione allo sviluppo nei paesi più poveri del mondo. La proposta è in linea con quanto richiesto, a gran voce e da tempo, dalle reti e associazioni civili italiane riunite nella campagna ZeroZeroCinque. , spiega Andrea Baranes, il portavoce della campagna, <.
Andrea, in che modo la tassazione colpirebbe solo gli speculatori e non l'economia reale? Quali sono i vantaggi di questa tassazione?
La tassa sulle transazioni finanziarie è un'imposta estremamente ridotta – lo 0,05% nella proposta attuale – su ogni compravendita di strumenti finanziari. Questo tasso così piccolo non scoraggerebbe i normali investimenti sui mercati, mentre è ben diversa la situazione per chi specula comprando e vendendo titoli nell'arco di pochi secondi o addirittura di millesimi di secondo e che dovrebbe pagare la tassa per ogni transazione. Il peso della tassa diventa progressivamente più alto tanto più gli obiettivi dell’investitore sono di breve periodo. Rappresenta quindi uno strumento di straordinaria efficacia per frenare la speculazione senza colpire l'economia reale.
Il freno alla speculazione e la generazione di un gettito sono unicamente i due effetti più immediati, ma le ricadute positive sono molte di più: la tassa va nella direzione di una maggiore giustizia fiscale; è uno strumento di redistribuzione delle ricchezze su scala globale; si restituisce alla sfera politica una forma di controllo su quella finanziaria; viene diminuito il volume complessivo delle attività finanziarie, liberando risorse che si potranno investire nell'economia reale; si migliora la trasparenza dei flussi finanziari.
Alcuni economisti e leader politici sono scettici su questa tassazione. Perchè? Quali sono gli ostacoli all'applicazione della tassa?
Non ci sono ostacoli di natura tecnica. Tutte le transazioni finanziarie sono oggi registrate su piattaforme elettroniche. Il pagamento della tassa potrebbe quindi avvenire in maniera semplice e con scarsissime possibilità di elusione. Analogamente, le principali critiche e obiezioni alla tassa di natura economica e finanziaria sono state ampiamente confutate da studi e analisi che ne hanno dimostrato la fattibilità e la validità. Oggi l'ostacolo maggiore è di natura politica, e in particolare nell'enorme potere delle lobby finanziarie che, a dispetto dei danni causati dalla crisi, si oppongono a qualsiasi forma di regolamentazione e di tassazione del loro settore. Per questo è necessaria una campagna di pressione e un'azione di “contro-lobby” dei cittadini, che beneficerebbero dell'imposta e che devono fare sentire la propria voce.
Quali sono le differenze rispetto alla Tobin Tax, proposta da premio Nobel James Tobin quasi 40 anni fa?
La Tobin Tax si applicava unicamente al mercato delle valute. L'attuale proposta riguarda l'insieme delle transazioni finanziarie. La base imponibile e il gettito sono quindi molto più ampi. In maniera ancora più importante, l'attuale proposta permetterebbe di intercettare tutte le operazioni sui mercati finanziari, e in particolare quelle a carattere più speculativo che vengono oggi realizzate in massima parte tramite strumenti finanziari derivati.
L'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe essere efficace anche se applicata alla sola Europa?
Assolutamente sì. Sono diversi gli argomenti a sostegno dell'applicabilità della tassa unicamente in una regione (come l'Unione Europea) o una zona valutaria (l'euro), del resto esistono già diversi esempi di tasse su specifici strumenti finanziari che funzionano benissimo anche in singoli Paesi e in alcuni dei mercati finanziari più importanti del mondo.
Alcune operazioni finanziarie potrebbero effettivamente spostarsi all'estero per eludere la tassa, ma si tratterebbe proprio di quelle a carattere unicamente speculativo. Qual è il vantaggio di capitali che “investono” in Italia per pochi secondi per poi fuggire su altri mercati? Tali flussi finanziari non portano ricchezza, crescita economica o sviluppo, ma al contrario destabilizzano le economie nazionali e lasciano gli stessi governi in balia della speculazione, come gli esempi di Grecia e Irlanda hanno purtroppo dimostrato. Al contrario chi investe con un'ottica di lungo periodo non verrebbe certamente frenato da un'imposta dello 0,05%. Questa tassa non impatta quindi investimenti e produzione, ma permette di porre un freno al “casinò finanziario”.
Qual è la posizione del governo italiano in merito all'introduzione della tassazione?
Il governo italiano è partito da una posizione di forte chiusura. Una posizione che si è in parte ammorbidita con le più recenti dichiarazioni del ministro Tremonti, che ha riconosciuto che si tratta di “un'idea affascinante”, ma che sarebbe praticabile unicamente su scala internazionale mentre in caso contrario sarebbe una “specie di suicidio”. In realtà la tassa si potrebbe applicare senza problemi anche su scala regionale o su una singola valuta.
Quante risorse stimate si potrebbero ottenere dal gettito generato dalla tassa e a chi dovrebbero essere destinato?
Il gettito stimato con un'imposta dello 0,05% sarebbe di 200 miliardi di euro nella sola Europa, e di 650 miliardi di dollari su scala globale, ogni anno. La proposta, condivisa dalle reti della società civile internazionale che portano avanti la campagna, è di utilizzare il 50% del gettito per politiche sociali e di welfare all'interno degli stessi Paesi che introducono la tassa. L'altro 50% verrebbe invece destinato a obiettivi internazionali, e in particolare alla cooperazione allo sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici. Più in generale, la tassa permetterebbe di generare risorse per rimettere in sesto i conti pubblici disastrati dalla crisi, invece di farla pagare ancora una volta ai cittadini tramite i piani di austerità e i tagli al welfare e alla spesa sociale. Con uno slogan, la tassa sulle transazioni finanziarie permette di fare pagare almeno una parte del costo della crisi agli speculatori che l'hanno provocata. ( Fonte: www.ilfuturista.it)