Nascosti in Svizzera i miliardi del drago. Indagine sui conti offshore dei dirigenti di Pechino

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://new.caffe.ch/media/2014/02/21765_9_medium.jpgNuova finanza cinese, ma vecchi sistemi di occultamento di patrimoni smisurati che ancora una volta vedono lo zampino della Svizzera. O meglio, lo zampino di Credit Suisse e Ubs che avrebbero dato più che una mano alla élite di Pechino per nascondere miliardi di dollari e rafforzare la loro posizione nel secondo mercato economico globale. Ed è un affare non da poco, visto che dopo un anno e più di indagini giornalistiche, sono emersi i documenti che rivelano i veri proprietari ed i rapporti di oltre 100mila aziende in dieci giurisdizioni offshore, dalle britanniche Isole Vergini a Samoa. Documenti riservati resi di dominio pubblico dal team multinazionale di giornalisti indipendenti dell'International Consortium of Investigative Journalists (Icij) che hanno rivelato i meccanismi usati dai due colossi del settore bancario per bypassare i radar fiscali puntati sull'"impero del Dragone". Un vero e proprio "Chinaleaks" con un olezzo di corruzione che - stando al quotidiano Le Monde, associato a Icij - non è sfuggito all'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma).
I legami segreti tra l'élite del Dragone e le banche svizzere, secondo i documenti consultabili sul database "Offshore - Leaks", vanno di pari passo con l'ascesa sul mercato del "private banking" cinese di Credit Suisse Hong Kong. Un'ascesa che ha portato Credit Suisse al ruolo di leader, con una gestione accertata al 18 giugno 2013 di 28 miliardi di euro (34 miliardi di franchi). Nessuno dei "paperoni" cinesi ha finora replicato, contestato o commentato le rivelazioni di Icij e dei media che le hanno riportate, anche perché (o forse proprio per questo) nella vicenda risultano coinvolti  familiari dei più potenti leader cinesi, incluso il presidente Xi Jinping e l'ex primo ministro Wen Jiabao. Secondo il network di giornalisti investigativi sarebbero stati in prima fila nell'usare paradisi fiscali per nascondere parte della loro ricchezza, e tra le "consulenze amiche" che hanno contribuito a creare entità offshore ad hoc figurerebbero, appunto, Credit Suisse ed Ubs. Un fenomeno non circoscritto, comunque, visto che i documenti finanziari collegano circa 22mila clienti originari della Cina o di società di Hong Kong a paradisi fiscali. 
Ma quando si tratta di fortune occultate, più che la sorpresa nell'assistere alla omogeneizzazione del "capitalismo rosso" a qualsiasi altro banale modello di capitalismo avanzato, è il contesto politico il lato sensibile della vicenda. Senza dimenticare che la Confederazione, da mesi, punta tutte le sue credenziali per diventare la futura Piazza di scambio per lo yuan (o renminbi), la valuta della Repubblica Popolare Cinese. Moneta che, è il caso di ricordare, nel novembre scorso, superando l'euro, è  diventata la seconda valuta, dopo il dollaro, nelle transazioni commerciali del pianeta. Inevitabile, quindi, per la Finma verificare la correttezza dell'operato degli istituti bancari elvetici coinvolti. Soprattutto Credit Suisse, cui i documenti Icij accreditano, nel 2006, la creazione tramite la sede di Hong Kong di una società paravento, la "Trend Gold Consultants Limited", nelle Isole Vergini per conto del figlio dell'ex premier cinese Wen Jiabao, Wen Yunsong. Wen, o "Winston" come si fa chiamare in Occidente, sarebbe socio con Cs anche per degli investimenti in una società quotata svariati miliardi di dollari. E che dire di sua sorella, Wen Ruchun, inserita nello staff di Credit Suisse a Pechino dal 1999 al 2001 sotto il nome "Lily Chang"? L'intraprendente figliola faceva parte del ristretto gruppo di persone, una quindicina in tutto, alle dirette dipendenze di Urs Buchmann, capo della potente filiale della banca. Lo stesso Buchmann che, negli stessi anni, negoziando una partnership con la Industrial and Commercial Bank of China (considerata la banca più grande del mondo) è entrato nel mercato del private banking nazionale fino a scalarne le posizioni. E secondo Le Matin Dimanche (anch'esso membro Icij) l'autorità di sorveglianza della Borsa americana (Sec) sospetta che Credit Suisse abbia versato una "bustarella da 1,8 milioni di dollari per entrare nelle grazie della famiglia Wen.
Per quanto riguarda Ubs, invece, bisogna citare un'altra società fantasma, la "Fullmark Consultants Ltd", sempre alle Isole Vergini e sempre riconducibile alla figlia dell'ex premier cinese Wen. Anche Ubs è finita sotto inchiesta della Sec (con la JP Morgan) per un giro di pagamenti e di fatture proprio con la Fullmark.
Di Ezio Rocchi Balbi
erocchi@caffe.ch
@EzioRocchiBalbi

Fonte: www.caffe.ch
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