Moody's declassa la Grecia, Atene non ci sta
È di nuovo bufera sulle agenzie di rating, già più volte e da più parti accusate di soffiare sul fuoco della speculazione. A riaprire la polemica è stata ieri la decisione di Moody's di portare da Ba1 a B1 il voto assegnato alla solidità del debito sovrano della Grecia, un livello uguale a quello assegnato alla Bielorussia e alla Bolivia.
Durissima la reazione del governo greco. Il ministero delle Finanze ha definito «completamente ingiustificata» la decisione di Moody's, aggiungendo che essa non riflette un'«obiettiva e bilanciata» valutazione delle condizioni a cui il Paese sta facendo fronte.
Ma anche il tempismo e le modalità del declassamaneto, secondo le autorità greche, sono «incomprensibili e sollevano molti dubbi». L'agenzia, si osserva ad Atene, ha menzionato ma non incorporato nella sua analisi l'impatto positivo che sta avendo il progresso significativo compiuto nel consolidamento economico e nel programma di riforme strutturali.
Il comunicato diffuso dal ministero delle Finanze critica poi Moody's e le altre agenzie di rating che, dopo aver fallito completamente nel predire la crisi del 2008, «fanno adesso a gara fra loro per essere le prime a individuare i rischi che porteranno alla prossima crisi» attraverso un meccanismo di autorealizzazione in un momento in cui «l'economia globale è fragile e i mercati sensibili». E sottolinea che ciò rafforza gli argomenti a favore di «una maggiore regolamentazione» proprio di tali agenzie.
La sortita di Moody's ha creato qualche imbarazzo a livello Ue, Bce e Fmi, le tre Istituzioni impegnate in prima linea nell'operazione di salvataggio della Grecia. Da poche settimane i loro esperti hanno compiuto l'ennesima ricognizione sul posto e, seppure segnalando qualche ombra, hanno dato una valutazione sostanzialmente positiva del processo di risanamento avviato, proponendo di dare il via libera a una nuova tranche di aiuti.
La Commissione europea ha preferito non commentare la decisioni di Moody's, limitandosi a osservare che Bruxelles ha già provveduto a fare una sua analisi della situazione. Il commissario Ue per gli Affari economici e monetari Olli Rehn ha però osservato che i Paesi dell'eurozona dovrebbero agevolare i termini per il rimborso dei prestiti concessi ad Atene, e anche all'Irlanda. A sostegno della pesante azione avviata dal governo di Atene si è invece apertamente schierato il Fondo monetario internazionale. Per Antonio Borges, numero uno del dipartimento europeo dell'Fmi, la Grecia avrà «successo» nel portare a termine il proprio programma di risanamento fiscale.
Intanto la crescita dell'economia mondiale rimane robusta e sempre al traino dei paesi emergenti, specie dell'Asia, ma è proprio in quelle nazioni che si vedono i rischi dell'emersione di una forte inflazione la quale ha già rialzato la testa in Europa inducendo la Bce a prospettare un aumento dei tassi. Il presidente della Bce Jean Claude Trichet, al termine della riunione dei banchieri centrali del Global economy meeting, di cui è presidente, si dice convinto che tutti gli istituti centrali condividono l'obiettivo di Francoforte di frenare le aspettative di inflazione (sempre più minacciose anche a causa del boom del greggio per il deteriorarsi della situazione libica). Tuttavia, rileva, ognuno procederà nei modi e tempi propri.
Trichet, che appunto a sorpresa la scorsa settimana ha aperto a una stretta sui tassi per combattere il rialzo dei prezzi in Eurolandia, assicura così che tutti i banchieri centrali delle grandi potenze mondiali (il Gem mette insieme il 90% dell'economia mondiale) sono uniti nel frenare le aspettative di inflazione. Tutti concordano «nell'ancorare fermamente le aspettative inflazionistiche» ripete più volte parafrasando quanto ripetuto più volte anche alla conferenza stampa a Francoforte e assicura, a domanda diretta, che anche gli Stati Uniti condividono la stessa visione. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Autore: Arturo Portentino