Missione impossibile per "Super Mario" Draghi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.swissinfo.ch/media/cms/images/null/2011/11/barone_adesi_giovanni-31487668.jpgMario Draghi è il terzo presidente della Banca centrale europea. Il 3 novembre ha guidato la sua prima seduta. Uomo nuovo, vecchio stile, commenta Giovanni Barone-Adesi, professore dell'Università di Lugano che ha lavorato con Draghi.

Soprannominato Super Mario, il nuovo capo della Banca centrale europea (BCE) è entrato in scena col botto, annunciando a sorpresa un abbassamento dei tassi d'interesse dall'1,5% all'1,25%. La manovra è piaciuta ai mercati, spingendo le borse al rialzo.

Ma chi è Mario Draghi? E qual è il suo margine di manovra? Swissinfo.ch lo ha chiesto all'economista Giovanni Barone-Adesi ( nella foto), che conosce bene il nuovo presidente della BCE.

swissinfo.ch: Che ricadute avrà per la Svizzera l'arrivo di Mario Draghi alla testa della BCE?

Giovanni Barone-Adesi: Credo che Mario Draghi continuerà sulla strada tracciata dal suo predecessore, Jean-Claude Trichet.

Di conseguenza, la BCE manterrà la sua politica attuale e poiché il direttore della Banca nazionale svizzera (BNS), Philipp Hildebrand, ha legato il franco all'euro non dobbiamo attenderci dei cambiamenti. Almeno non fino a quando le due monete resteranno legate.

Va ricordato che la politica monetaria europea è simile a quella della BNS. La grande differenza sta nella crisi fiscale che interessa diversi paesi della zona euro.

swissinfo.ch: L'Italia detiene il triste record del debito sovrano più alto del continente (1'900 miliardi di euro). Un italiano alla guida della BCE è una buona notizia?

G. B.-A.: Direi piuttosto che è una non-notizia. Come detto, Mario Draghi dovrebbe seguire la linea adottata fin qui dalla BCE, linea di cui è un fervente difensore.

In ogni caso, anche se desiderasse apportare dei cambiamenti, non può deciderli da solo. In fondo, il suo compito è più quello di fare da mediatore con il mondo politico, ruolo in cui per altro eccelle.

swissinfo.ch: Ma qual è il suo profilo di banchiere?

G. B.-A.: Più che un banchiere, Draghi è quello che viene comunemente definito un «public servant». Tutta la sua carriera si è svolta al servizio dello stato italiano. Se si esclude una breve parentesi alla banca d'affari americana Goldman Sachs – alla quale è giunto per liberare il posto alla testa del Tesoro italiano quando Berlusconi è tornato al governo – Draghi è sempre stato un alto funzionario.

Contrariamente alla maggioranza degli eletti italiani, che restano letteralmente incollati alla loro poltrona creando problematiche situazioni di stallo (è il caso attuale), Mario Draghi si era volontariamente fatto da parte. Un gesto corretto e molto apprezzato, anche da Berlusconi. Dopo di che, è stato chiamato a governare la Banca d'Italia.

Mi ricordo che aveva abbandonato rapidamente il mondo accademico per consacrarsi all'amministrazione pubblica, così come aveva fatto suo padre, anch'egli funzionario alla Banca d'Italia.

swissinfo.ch: Poca esperienza bancaria, servitore devoto dello stato. È davvero l'uomo giusto?

G. B.-A.: La BCE ha un mandato estremamente rigido, un mandato che a mio avviso non risponde ai bisogni attuali dell'Europa. Ma la BCE non può certo modificare da sola il suo mandato. Per cambiare le cose ci vorrebbe un accordo politico.

Sono convinto che Mario Draghi vedrebbe di buon occhio una maggiore apertura per la BCE, un approccio più realista alla situazione. Ma per il momento, le parole d'ordine sono: rigore monetario e austerità. E Mario Draghi seguirà questa linea fino a quando i dirigenti europei non decideranno di cambiare rotta. In un certo senso, quello che gli si chiede è una missione impossibile...

swissinfo.ch: Missione impossibile?

G. B.-A.: Penso che sia praticamente impossibile salvare la costruzione europea allo stato attuale, almeno per quanto riguarda la moneta unica. Bisognerebbe trovare dei mezzi poco costosi per raddrizzare il timone prima che la situazione diventi troppo caotica.

swissinfo.ch: Quali sarebbero i cambiamenti necessari?

G. B.-A.: O l'Europa mette fine all'unione monetaria e torna alle vecchie divise, oppure si dota di strutture federali che permettono il trasferimento di ricchezze verso gli anelli deboli della catena. In definitiva è quello che succede in tutti gli stati federali o unitari: trasferire invece di distribuire dei prestiti che frenano chi li riceve perché implicano il pagamento di interessi. La politica dei prestiti non fa che accentuare le differenze e va a scapito dei paesi fortemente indebitati.

La soluzione migliore sarebbe probabilmente di ridisegnare la zona euro e di conservare l'unione monetaria solo tra le economie più performanti.

swissinfo.ch: Il quadro che dipinge è desolante...

G. B.-A.: È così. Malgrado tutti gli sforzi intrapresi a livello politico, i mercati smentiscono regolarmente le soluzioni che erano state adottate e presentate come definitive. E non è la prima volta che assistiamo a una cosa simile.

Bisogna affrontare la realtà prima che sorgano delle tensioni insanabili in Europa. Bisognerebbe trovare il modo di sciogliere l'unione monetaria, per reintrodurre in seguito due o tre monete che raggruppino i paesi con uno sviluppo economico comparabile.

Ma non si pensa ad una soluzione simile perché tutti hanno investito un enorme capitale politico nella faccenda e nessuno vuole perdere la faccia. Ci aspettano ancora anni di sofferenza.

Autore: Nicole della Pietra, fonte: www.swissinfo.ch

Lugano

Traduzione, Doris Lucini

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