" Lo stato degli Stati Uniti " di Pietro Monsurrò
Passati pochi giorni dal 10° anniversario dell’11 Settembre, è giunta l’ora di analizzare la situazione economica, finanziaria, e strategica degli Stati Uniti, e dunque del mondo.
L’11 Settembre è giustamente la giornata del cordoglio, per molti, e dello sciacallaggio per altri (per L’Espresso con i “documentari” di Giulietto Chiesa, ad esempio), e per questo motivo non può essere dunque una giornata di analisi lucida. Passata la commemorazione, però, è il caso di fare il punto della situazione, che è drammatica.
Gli Stati Uniti hanno notevoli problemi strutturali, e non sembrano avere, almeno ai massimi livelli del potere politico, la minima voglia di affrontarli. Si tratta di:
*Problemi di carattere ciclico e finanziario, compresi i problemi della bilancia dei pagamenti
*Problemi dei conti pubblici, soprattutto nel lungo termine
*Problemi nell’uso della legislazione per finalità corporative
*Problemi interni ai due partiti principali, quello repubblicano e quello democratico
*Problemi geopolitici alla luce del declino relativo degli USA rispetto al resto del mondo
Il quadro non è assolutamente roseo, però gli USA – a differenza ad esempio dell’Italia che è un morto che cammina – hanno gli strumenti culturali e la mentalità necessari ad affrontare tali problemi. Non che ne abbiano voglia, e non che la classe dirigente USA sembri all’altezza, però principi e valori potenzialmente utili per risolvere tali problemi sono ancora forti, almeno a livello retorico.
Non vivendo negli USA non ho il polso di molte questioni, e non ho nulla da dire su differenze tra stati USA, su eventuali questioni razziali, o sull’esteso universo carcerario frutto probabilmente della stupida war on drugs. Vedo gli USA dal punto di vista di uno straniero: economia, finanza e geopolitica. Credo che gran parte dei dibattiti negli USA vertano su queste questioni (a parte forse le scemenze degli evangelici sul creazionismo), e dunque siano questi i problemi fondamentali da analizzare. D’altra parte, sono queste anche le tematiche che influenzano il resto del mondo, di fatto. Si può vivere benissimo senza sapere che ci sono predicatori per cui il mondo è stato letteralmente creato in sette giorni, più difficile capire come sarà il mondo tra trent’anni senza considerare ciò che accade negli USA.
Io non vorrei essere al Congresso o alla Casa Bianca in questo momento: mi verrebbe la depressione a pensare alle enormi sfide da affrontare, e alla mediocrità dimostrata finora da queste istituzioni.
Non esistono problemi strutturali che si possano risolvere senza una crisi strutturale, e l’obiettivo della politica, in un mondo ideale che nulla purtroppo ha a che fare con la realtà, dovrebbe essere prevenire i problemi strutturali, e quando ve ne sono risolverli nella maniera più rapida e indolore possibile. Nel mondo reale, la politica crea problemi strutturali e fa di tutto per non affrontarli, finché non incancreniscono e diventano estremamente gravi. Questa è l’origine dei problemi degli USA.
È periodica nella pubblicistica la previsione di crisi distruttive degli Stati Uniti. Di norma provengono da ambiti culturali estranei al pensiero economico e politico scientifico come il marxismo, una religione ancora forte in questo Paese, e sono difficilmente distinguibili dal wishful thinking. D’altra parte, è evidente che i problemi siano molti: se da un lato sarebbe errato sottovalutare le capacità di autocorrezione della politica americana, in parte dimostrate da Reagan negli anni ’80, sarebbe anche irresponsabile sottovalutare i problemi da affrontare. Un mondo senza gli USA sarebbe certamente un mondo peggiore. ( Fonte: www.linliesta.it/ blog)