" Le mani di Sachs sulla Banca europea" di Loretta Napoleoni
Alcuni giornali tedeschi hanno descritto come "compravendite da Bazar" le trattative in corso per far eleggere a capo della Banca centrale europea Mario Draghi, l'attuale governatore della Banca d'Italia. Questa settimana Francia ed Italia hanno deciso di scambiarsi alcune poltrone a tal fine. Lorenzo Bini Smaghi, che siede nel consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea, dovrebbe cedere il posto ad un francese, questa la condizione posta da Sarkozy per avvallare la candidatura di Draghi.
Ma per far ascendere un italiano al trono dell'Olimpo monetario europeo ci vuole il beneplacido di Angela Merkel ed i tedeschi non vedono di buon occhio un italiano quale gestore delle finanze del Continente, specialmente in un momento critico, che tanto assomiglia alla crisi degli anni Settanta, quando l'inflazione ed il rallentamento della crescita hanno messo a dura prova l'economia dell'Europa Unita.
Stampa e diplomazia sono però dell'opinione che Draghi ce la farà, anche perché, si dice, non c'è un candidato migliore sul mercato, e cioè un banchiere centrale proveniente da una delle grandi economie europee. E per convincersi il curriculum di Draghi viene sapientemente riscritto, come se la sua carriera si fosse sviluppata sempre all'interno delle istituzioni dello Stato. Così si ricorda che fu artefice sotto il governo Prodi dell'entrata nell'euro dell'Italia. Ma si tralascia che questa è avvenuta grazie ai giochi di prestigio della J.P.Morgan che con una serie di swap ha fatto svanire una bella fetta del debito pubblico che poi è ricomparsa quattro anni dopo.
Draghi viene anche lodato per aver gestito il tesoro tra il 1991 ed il 2001, durante gli anni ruggenti, quando le banche d'affari americane inviavano carovane di doni e delegazioni al governo italiano per vendere quei prodotti che hanno causato la crisi del credito: i derivati. Ed è stato proprio in quegli anni che l'ex studente dell'Mit ha incontrato vecchi amici ascesi alle vette della Goldman Sachs che lo hanno convinto a tornare in America. Così nel 2002 ha lasciato il Tesoro italiano per diventare un partner della Goldman dove è rimasto fino al 2005, quando è stato richiamato in patria a dirigere la Banca d'Italia dopo una serie di scandali legati alla corruzione dei suoi dirigenti.
Se Mario Draghi riesce ad ottenere la presidenza della Banca centrale europea sarà un bel colpo per Goldman Sachs, che sotto il governo Bush già si era aggiudicata la presidenza del tesoro americano con Paulson. Mai prima d'ora un suo adepto aveva raggiunto la vetta dell'olimpo monetario europeo e mai aveva avuto tanto potere sul destino dell'economia mondiale.
( Fonte: www.caffe.ch)