Le banche dicono no ai prestiti Bce per evitare interferenze politiche
L'autorità guidata dall'italiano Andrea Enria va avanti sulla sua strada, convinta che solo un innalzamento dei coefficienti patrimoniali possa rendere la situazione più sicura ma, sotto le pressioni dei governi, sembra poter concedere qualcosa sul metodo per calcolare la svalutazione dei titoli di stato che tante polemiche ha provocato. Certo la maxi liquidità della Bce offerta nell'asta triennale alle banche a dicembre (e che verrà replicata il 29 febbraio) ha aggirato l'ostacolo dei veti nazionali agli acquisti dei bond governativi lasciando il compito al sistema bancario a sostenere gli acquisti del debito pubblico. Le banche infatti, come aveva auspicato il presidente francese Sarkozy, stanno usando la liquidità ottenuta sia per rifinanziare i propri bond in scadenza che per non tagliare gli impieghi. Ma nel frattempo, come peraltro ha detto esplicitamente l'ad di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani, comprano titoli di stato e intendono partecipare alla prossima operazione dell'Eurotower. Il cambio di rotta è peraltro ben evidenziato dagli spread che sono oramai sotto i 400 punti. Per le banche inoltre si tratta di un buon affare sottolineano molti analisti visti i rendimenti dei titoli di stato a fronte di denaro pagato a Francoforte l'1%. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Pubblicità