" Grecia, parlare di default non è più un tabù " di Chiara De Felice

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.viajesparanovios.net/img/grecia.jpgUltime ore decisive per evitare il fallimento della Grecia che ormai, dice Bruxelles, più che un rischio è uno scenario verosimile: ad Atene si negozia anche di notte per trovare un'intesa con i creditori privati e con i partiti sulla nuova austerità che vuole l'Europa, mentre anche ieri l'Eurozona guidata dalla cancelliera angela Merkel ha spinto per chiudere la partita entro oggi o al massimo domani, in modo da convocare l'Eurogruppo che deve approvare l'intesa, e sbloccare i nuovi aiuti, entro questa settimana.
Ma ad Atene non c'è alcuna certezza, solo continui rinvii: ieri doveva tenersi l'incontro "cruciale" governo-partiti sui nuovi tagli chiesti dalla troika Ue-Bce-Fmi, e invece è stato rinviato a oggi. Poi si era diffusa la voce di una riunione del governo oggi, per siglare l'accordo tra i partiti, e invece anche quella è slittata a data da definire. Il parlamento invece sarebbe pronto a riunirsi domenica per approvare le nuove misure, ma per ora mancano la basi per una riunione.
La trattativa sembra insomma ancora bloccata, e i leader politici continuano a criticare il piano proposto dalla troika: per Antonis Samaras (destra) le pensioni non si toccano, per George Karatzaferis bisogna addirittura verificare se quello che chiede l'Europa è legale.
Intanto il premier Lucas Papademos ha avuto di nuovo un lungo incontro con il capo negoziatore dei creditori privati dell'Iif (Insistute of international financig), Charles Dallara, che potrebbe aver messo l'ultima parola sull'accordo che definisce le perdite che le banche subiranno dopo lo "swap" o "sostituzione" dei titoli che sarà fatto a marzo. La trattativa con i privati è diventata il fronte più semplice negli ultimi giorni, o almeno non è problematico come quello di tagli e riforme, esacerbato anche dall'ennesimo sciopero generale che ieri ha paralizzato il Paese.
E i partiti temono che nuove misure di rigore possano ampliare i conflitti sociali, già di per sè esasperati.
La tensione è sempre alta, l'Eurozona ha smesso di fidarsi della Grecia e a Bruxelles non si escludono più scenari di fallimento: «Gli scenari di un default della Grecia al momento esistono, ma nessuno ha intenzione di alimentarli», ha detto ieri un portavoce della Commissione Ue. E invece c'è chi li alimenta, e anche nelle istituzioni stesse: «Non muore nessuno se un Paese esce dalla zona euro, continuiamo a ripetere sempre che se lasciamo uscire un Paese dall'Euro, tutta la struttura dell'Eurozona affonda, ma non è vero», ha detto ieri la commissaria Ue all'Agenda digitale Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione nonché ex commissario alla Concorrenza.
Una frase che ha costretto il presidente della Commissione Josè Barroso ad intervenire per puntualizzare la posizione di Bruxelles: «Noi vogliamo che la Grecia resti nell'euro, i costi di una sua uscita sarebbero più alti dei costi che sopportiamo per sostenerla», ha detto prendendo le distanze dall'olandese Kroes, il cui Paese, assieme a Germania e Finlandia, è tra i capofila del rigore e della solidarietà "a termine" con Atene.
E mentre l'Eurozona si tiene pronta a riunirsi per archiviare definitivamente il rischio default (data limita per tutte le intese è il 15 febbraio, quando deve partire lo swap dei bond, altrimenti il fallimento sarà a marzo quando vanno in scadenza 14,5 miliardi di titoli), già si apre il dibattito su come mettersi al riparo da un Paese che sta usando, e per alcuni abusando, di tutta la solidarietà dell'Unione europea: il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker sembra appoggiare la proposta franco-tedesca di creare un fondo bloccato per gli interessi dei bond greci, per assicurare che la Grecia sia sempre solvente, e la Germania esclude un aumento degli aiuti oltre i 130 miliardi.
Insomma, la confusione è grande sotto il cielo. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post