La libertà di stampa e di espressione in Italia. La Finlandia è lontana e l'Iran si avvicina
Sui diritti umani, l'Onu questa settimana ha fatto calare il silenzio sull'ondata di arresti di giornalisti che c'è stata negli ultimi giorni in Iran. Questa settimana le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato almeno 15 giornalisti di quattro testate diverse con l'accusa di collaborare con mezzi d'informazione esteri. Si tratterebbe di una prova di forza del regime in vista delle prossime elezioni presidenziali di giugno.
In questi giorni al Palazzo di Vetro abbiamo chiesto più volte al portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, quando egli avrebbe rilasciato una dichiarazione ufficiale per criticare questa ondata di arresti di giornalisti in Iran. Le risposte sono state sempre di generico supporto per la libertà di stampa ma finora nessuna nota ufficiale è stata diramata dall'ufficio di Ban Ki-moon. Eppure si tratta di una gravissima violazione del rispetto dei diritti umani l'arresto di chi sta facendo informazione, come l'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fermata proprio all'Onu sancisce: "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontier".
In una speciale classifca del "Committee to Protect Journalists", l'Iran resta infatti uno dei Paesi con il più alto numero di giornalisti dietro le sbarre. Purtroppo c'è da notare, che nello speciale gruppo del CPJ di Paesi che arrestano i giornalisti, con l'Iran, la Nord Corea e la Cina, è stata adesso messa anche l'Italia, criticata per la sua legislazione sulla diffamazione che prevede il carcere.
Da queste organizzazioni internazionali che controllano lo status della libertá di stampa e informazione, purtroppo l'Italia resta in fondo alle classifiche tra i paesi occidentali e non solo. Così mentre la Finlandia è quel Paese che costantemente negli ultimi anni vince nella classifica come "paradiso" del giornalismo e dell'informazione libera - almeno secondo l'indice della libertà della stampa mondiale degli ultimi tre anni curato dall'organizzazione "Reporters Without Borders" - per trovare la posizione dell'Italia si deve arrivare al numero 57, ben al di sotto di Paesi come, Haiti, Burkina Faso, Moldova, Niger e tanti altri.
E quindi non sorprende che è proprio di ieri l'arrivo di questa altra "brutta notizia" sullo stato della libera informazione on Italia: il Museo nazionale delle arti del XXI secolo (il MAXXI), citando "ferree disposizioni" del Ministero delle Attività Culturali da cui dipende, ha comunicato agli organizzatori dell'anteprima italiana del controverso film di Bill Emmott e Annalisa Piras, "Girlfriend in a Coma" di essere "costretto" a spostare la proiezione a una data dopo le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Nella comunicazione, ufficiale, da parte del MAXXI, si legge testualmente "...che si fanno interpreti delle indicazioni assai rigorose dateci dal MIBAC...non ci consentono di ospitare nello spazio del museo qualunque iniziativa che possa essere letta secondo connotazioni politiche, nell'imminenza della competizione elettorale". Il MIBAC è il Ministero dei Beni e Attività Culturali.Mr. Bill Emmott, ex direttore dell'Economist e tra i più noti giornalisti del mondo, si è dichiarato "attonito davanti a questa terribile e calzante dimostrazione della tesi centrale di ‘Girlfriend', cioè, che il declino italiano stia rapidamente giungendo al punto di non ritorno".
L'abuso, letteralmente la sospensione della cultura e della libertà della parola per semplice convenienza elettorale, senza nemmeno il conforto di una legge, è tale da togliere il fiato, hanno dichiarato dall'ufficio stampa di "Girlfriend in a Coma", che è quel documentario di Bill Emmott e Annalisa Piras sul declino - forse terminale - del Paese.
La produzione anglo-italiana - Emmott è stato per 13 anni il Direttore de The Economist (sua la famosa copertina di Berlusconi "unfit" a governare), Piras è una giornalista e film-maker italiana a lungo residente all'estero - è reduce da un "pre-screening" internazionale che ha toccato Londra, New York, Bruxelles tra le altre capitali, suscitando sia grandi applausi che violenti attacchi da parte di chi lo considera uno "schiaffo in piena faccia alla moderna società italiana".Secondo il Times di Londra, Girlfriend "illustra brillantemente la vera tragedia italiana... contrastando l'Italia dei politici corrotti legati alla mafia e dei monopoli mediatici che esaltano la mediocrità con il Paese della creatività, generoso di spirito e patriottico, ma ridotto in coma da una sorta di anestesia morale".
Il titolo, Girlfriend in a Coma - "La fidanzata in coma" - cita un successo musicale del complesso inglese The Smiths, dal loro disco Strangeways (1987). Rispecchia l'affetto di Emmott nei confronti dell'Italia - la "fidanzata" - e il suo allarmato dispiacere davanti all'attuale stato di paralisi del Paese.
Emmott commenta: "Gli italiani stessi forse non se ne rendono conto, ma il loro è un Paese chiave per tutto l'Occidente - per certi versi ne definisce l'anima - e il collasso visibilmente in corso è una tragedia che pagheremo tutti, nei decenni e forse nei secoli".
Tra le personalità intervistate nel film: il primo ministro Mario Monti, il filosofo e romanziere Umberto Eco, il regista Nanni Moretti, la femminista Lorella Zanardo, il presidente della Fiat John Elkann nonché il Ceo Sergio Marchionne, il fondatore del movimento Slow Food Carlo Petrini, l'autore di "Gomorra" Roberto Saviano, l'ex commissario europeo Emma Bonino, la sindacalista Susanna Camusso e molti altri.
Ora però il documentario non si potrà vedere, almeno fino alla fine delle elezioni. Appunto come succede a Teheran. L'Italia in materia di libertà di stampa ed espressione è sempre più vicina all'Iran, alla Cina, al Nord Corea, che alla Finlandia o agli Stati Uniti.
Autore: Stefano Vaccara
Fonte: www.americaoggi.info