" La guerra invisibile della Grande Rete" di Guido Olimpio

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://media.caffe.ch/media/2011/07/12099_3_medium.jpgE' una strategia per la guerra invisibile. È quella che si combatte sul web, nel mondo digitale. Un conflitto che non sparge sangue, ma fa danni enormi. Domani l'America potrebbe subire un assalto a sorpresa come quello di Pearl Harbour. Uno scenario che gli esperti ritengono reale. Ecco perché il Pentagono, insieme alla Casa Bianca, ha preparato e presentato la "cyber strategy". Un dossier dove alcune parti restano - ovviamente - top secret per non dare indicazioni ai molti nemici.

Il concetto che ha ispirato i generali è semplice: la rete verrà considerata alla stregua degli altri spazi militari. Dal cielo al mare. I guerrieri dovranno ispirarsi ad una serie di principi: 1) Creazione di un apparato di difesa "attiva" nel settore militare. Dovrà garantire la protezione, ma anche individuare le fonti di pericolo. 2) Realizzazione di reti alternative che possano resistere ad un attacco improvviso. 3) Collaborazione con l'Homeland Security - la sicurezza interna - per mettere al riparo le strutture civili gestite da computer (torri di controllo, banche dati, centrali). 4) Coordinamento con i Paesi alleati. 5) Sviluppo di una partnership tra il settore privato e quello pubblico. Ossia un travaso di informazioni ed esperienze per mettere a punto prodotti adeguati.

I cinque pilastri sono considerati come la palizzata del fortino digitale. Una trincea che ogni giorno - affermano le fonti della sicurezza - è presa d'assalto da hackers di ogni tipo. Ci sono gli estremisti del web e pirati che lavorano per conto di servizi segreti o organizzazioni criminali. I numeri fatti trapelare dall'intelligence non lasciano dubbi sulla pericolosità degli "aggressori". Un caso su tutti. Qualcuno è riuscito a impossessarsi di 24 mila files riservati. Erano custoditi da una società che lavora con il Pentagono. Spie e corsari, sottolineano le autorità americane, hanno rubato - sempre con azioni di guerriglia elettronica - piani per aerei sofisticati, progetti per lo sviluppo di nuove armi, dati sui missili.

Nel documento non si fanno nomi, tutti però sanno quale sia la fonte di preoccupazione del Pentagono: La Cina e, in misura minore, la Russia. Gli hackers di Pechino sono considerati coinvolti nella maggioranza dei casi segnalati. Le loro scorrerie hanno lasciato tracce dall'Europa agli Usa. Inevitabile, dicono a Washington, reagire. Ma in che modo? Mesi fa, gli Usa hanno minacciato ritorsioni convenzionali - raid, bombardamenti - se dovessero subire un attacco digitale massiccio. Alcuni hanno suggerito agli Stati Uniti di rispondere sparando virus simili a quelli che hanno paralizzato gli impianti nucleari dell'Iran. Attenti - hanno avvisato altri - non è facile individuare l'origine di un'aggressione, la rappresaglia può colpire il bersaglio sbagliato.

Per questo nel programma del Pentagono la "risposta" resta vaga. E ciò non ha fatto piacere ad alcuni generali. A loro giudizio, quando si combatte, non c'è spazio per le mezze misure. Neppure quando si incrociano le armi sul web.

( Fonte: www.caffe.ch)

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post