La Giunta di Palazzo Madama a sorpresa " salva" i sindaci-senatori

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://ts1.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1505535067392&id=d4f7a288db6d22cd2c6aba9768676818Con una decisione che suona come uno schiaffo alla Corte Costituzionale, il Senato smentisce quanto solo una settimana fa è stato deciso alla Camera, mettendo alla prova il bicameralismo perfetto. La Giunta per le elezioni di Palazzo Madama ha infatti votato contro l'incompatibilità tra la carica di senatore e quella di sindaco decisa dalla Consulta.

Il 14 dicembre la Giunta delle Elezioni della Camera aveva deciso l'incompatibilità tra la fascia tricolore ed il seggio a Montecitorio. Invece a Palazzo Madama c'è stato il colpo di scena: Pdl e Lega hanno votato contro le deliberazioni della Consulta sulle incompatibilità tra sindaci di città con più di 20mila abitanti e parlamentari, sostenendo appunto che i senatori Antonio Azzollini e Vincenzo Nespoli, entrambi del Pdl e rispettivamente sindaci di Molfetta e di Afragola, possono continuare a ricoprire entrambe le cariche, senza l'obbligo di optare.

Idv e Pd hanno abbandonato i lavori per protesta, compreso il presidente della Giunta, Marco Follini, che ha prima indetto il voto ma è poi subito uscito dall'Aula. Follini si dice «sorpreso nel vedere la Lega attestata come un sol uomo a difesa della trincea dei sindaci di Afragola e Molfetta».

Donata Lenzi del Pd parla di «decisione scandalosa», mentre Francesco Sanna sostiene che per «la pervicacia» dei colleghi di Lega e Pdl «ora abbiamo un diverso orientamento di Camera e Senato. Sarà possibile essere sindaco-senatore, ma non sindaco-deputato. Una cosa assurda».

La decisione di Palazzo Madama spiazza, infatti, Montecitorio: qui i parlamentari con il doppio incarico hanno iniziato ad optare, in ossequio alla decisione della Giunta della Camera che, la scorsa settimana, ha recepito il dettato della Consulta.

Ma nonostante il «salvacondotto» per i senatori, Piergiorgio Massidda del Pdl ha dovuto annunciare ieri le proprie dimissioni da Palazzo Madama perché da pochi mesi è anche presidente dell'Autorità portuale di Cagliari e doveva quindi optare – a differenza dei suoi colleghi sindaci – per una delle due cariche.

In mattinata, il presidente del Senato Renato Schifani ha usato parole chiare e forti davanti alla stampa parlamentare, nel tradizionale incontro per lo scambio di auguri natalizi: «Non c'è un commissariamento della democrazia, è un governo votato in Parlamento da parte di alcune forze politiche che hanno preferito evitare le urne in un momento di crisi».

All'indomani della presa di posizione del Capo dello Stato contro quanti parlano di «democrazia sospesa» è toccato a Schifani difendere la liceità del governo Monti anche ieri attaccato pesantemente nell'Aula del Senato dalla pattuglia del Carroccio che ora con l'ex ministro Roberto Calderoli e il viceministro Roberto Castelli ha spostato il suo tiro direttamente su Napolitano.

«Ha prevalso – ha sostenuto Schifani – la ragion di Stato sulla conflittualità politica e devo registrare che il nostro Paese con questa scelta ha dimostrato di avere una democrazia sana e forte».

Schifani inoltre ha chiesto ai partiti che fanno parte di questa «maggioranza anomala e trasversale» a controllare «i dissensi interni» che «più sono pubblici più li danneggiano» e non si è sottratto dalla discussione sull' art. 18 che «va rivisitato non in un clima di veleni o contrapposizioni, ma in un clima di responsabilità». ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Francesco Bongarrà

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