" La faccia buona della crisi " di Loretta Napoleoni
È possibile per le multinazionali del commercio al dettaglio continuare ad avere buoni profitti quando l'economia è in caduta libera? E' la domanda che i capitani d'industria si stanno ponendo da alcuni mesi. Quella che sembrava una piccola crisi, risolvibile nel giro di qualche anno sta assumendo tutti gli aspetti di una transizioni epocale. La popolazione europea scivola inesorabilmente verso la povertà, è quello di cui ormai le grandi marche che riempiono gli scaffali dei supermercati si sono convinte. Lo ha affermato questa settimana la Unilever, la terza multinazionale al mondo per prodotti di consumo.
Tra le strategie adottate per far fronte a consumatori sempre più poveri c'è la riduzione dell'unità di prodotto. Se in Spagna ormai la gente spende in media 17 euro ogni volta che fa la spesa, non e certo più possibile vendere un fustino di detersivo per la metà di questo valore. Soluzione del problema: creare confezioni più piccole, che permettono di fare 5 lavatrici invece che 50, è quello che ha fatto la Unilever con Surf. In Grecia, ad esempio, vende confezioni di maionese in piccoli pacchetti ed anche in Gran Bretagna ha lanciato la stessa campagna di vendita. Finora i risultati sono positivi, le vendite dei prodotti Unilever si sono stabilizzate dopo una lunga caduta e durante i primi sei mesi dell'anno sono salite dell'1,1%, ma la società ha dovuto accettare una riduzione dei profitti causati dall'aumento dei prezzi delle materie prime.
Anche la francese E.Leclerc, che controlla una vasta rete di supermercati, ha scelto la strada della confezione mini. In Italia, ad esempio, ha smesso di vendere gli yogurt in confezioni multiple optando per quella individuale.
Il nuovo modello di vendita al dettaglio proviene dall'Asia, dove le multinazionali hanno dovuto adattare i loro prodotti a livelli di reddito molti più bassi. In Indonesia, ad esempio, si vendono confezioni individuali si sciampo per 2 o 3 centesimi ed in Vietnam c'è chi vende persino i cerotti sfusi.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, in Europa si faceva la spesa ogni giorno e le confezioni maxi non esistevano perché la gente non poteva permettersele. La maionese, ad esempio, era venduta in tubetti grandi come un dentifricio e non in grossi vasi di plastica. Mangiavamo cibi stagionali, mangiavamo meglio e sprecavamo meno cibo, forse l'impoverimento delle nostre economie qualche lato positivo ce l'ha. ( Fonte: www.caffe.ch)