La crisi europea e i possibili effetti: focus sull’Australia
Questo articolo analizza lo svolgimento degli eventi nel Vecchio Continente: crisi del debito, crollo della fiducia e pure rischio fallimento per diversi Stati membri. Di Jonathan Assia, CEO di eToro
La situazione economica dell’Eurozona è disastrosa e su questo ci sono pochi dubbi. Il governo greco è nel bel mezzo delle trattative con i detentori privati di bond, i quali non sono disposti a subire ulteriori perdite. La Banca Centrale Europea sta valutando come affrontare le perdite potenzialmente enormi derivanti dal debito sovrano greco in proprio possesso. Non c'è apparentemente alcun consenso tra i leader dell'Unione Europea su come procedere. Il capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha detto che ora è tempo di agire, altrimenti l’Eurozona si avvierà verso una depressione in stile anni ’30 del secolo scorso.Com’è noto, la Banca Centrale Europea (BCE) è stata costretta ad assumere il ruolo di prestatore di ultima istanza, ma l’ha fatto tanto controvoglia da non riuscire a ottenere la fiducia dei mercati. Lo ha chiarito Mario Draghi, rispondendo alle domande durante la sua prima conferenza stampa in qualità di nuovo capo della BCE, quando ha detto: "Io non credo che questo ruolo sia davvero di competenza della BCE; il mandato della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio termine”. Il governo francese ha praticamente chiarito come desideri che la BCE assuma questo tipo di ruolo. La scorsa settimana, un decisore politico di lungo corso della BCE ha affermato che la predisposizione di un meccanismo di prestatore di ultima istanza è fattibile anche se avrebbe bisogno di un’orchestrazione attenta per evitare di erodere la già fragile fiducia del mercato.A complicare lo scenario è intervenuto il susseguirsi di voci e pettegolezzi su una possibile fine dell’Eurozona, almeno così come esiste attualmente: con l’illazione, che, magari, il diritto a farne parte potrà essere appannaggio solo delle nazioni più forti e ricche. Tutto questo ha costretto il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, a smentire i rumours ("Noi non vogliamo che l’area euro esploda immotivatamente” ha dichiarato), nel tentativo di limitare i danni di voci spesso in grado di pilotare i mercati.Nonostante la retorica e le affermazioni in senso contrario, rimane una generale mancanza di volontà politica riguardo alle promesse riforme infrastrutturali e finanziarie. Basta dare un'occhiata all’Italia e al suo nuovo primo ministro, Mario Monti, che è stato ben accolto ed è largamente rispettato. Da quando ha rivelato un piano di circa 34 miliardi di euro tra tagli alla spesa e aumenti delle tasse, la sua popolarità tra i propri sostenitori sembrerebbe in discesa e quel po’ di benevolenza politica ricevuta al momento della sua nomina starebbe già erodendosi: già a metà dicembre, un sondaggio condotto da IPR Marketing rilevava che la sua popolarità tra gli italiani era scivolata da un massimo di 62 punti a 58. Se sarà costretto ad affrontare un voto di fiducia, questo destabilizzerà ulteriormente i potenziali investitori, che sono già ben consapevoli del rischio di una anarchia sempre maggiore.Il Governo appena eletto in Spagna è stato inizialmente visto in una luce favorevole, ma la proposta di riforme del lavoro disperatamente necessarie ha causato scompiglio e un grande livello di dissenso. Il governo di questa economia-chiave dell’Eurozona ha già ammesso di aver fallito l’obiettivo del 6,0% di disavanzo finanziario per il 2011 e ha anche riconosciuto che il problema della crescita si aggraverà ulteriormente. Olli Rehn, il Commissario europeo per gli affari economici, ha comunque affermato che la Spagna dovrà raggiungere quest'anno l'obiettivo del 4,4%. Per il governo spagnolo potrebbe essere difficile far passare ulteriori misure di austerità di fronte a questi ostacoli. Le riforme economiche proposte in Grecia sono in notevole ritardo. Il nuovo primo ministro, Lucas Papademos, anche impegnandosi nel raccogliere il favore politico, è – come già detto per Monti – in allarme per l’andamento della sua popolarità. A metà dicembre un sondaggio ha rivelato che il 40% degli intervistati lo giudicava negativamente rispetto al 39% che ne aveva una considerazione favorevole. Non è certo, quindi, che l’opinione pubblica sosterrà chiaramente la sua proposta di ulteriori misure di austerità. Incertezza c’è anche sulla disponibilità degli obbligazionisti privati a subire "volontariamente" la decisione di nuovi e ancora maggiori “haircut” sul debito esistente. Senza questo sostegno, il governo greco potrebbe trovarsi ancora una volta sull'orlo del default.
