" Allerta Bancoposta. Allerta per i correntisti" di Giancarlo Marcotti
Un madornale errore da parte di BancoPosta nella gestione delle operazioni di aumento di capitale dei titoli azionari, ha causato addebiti ai correntisti, per ritenute fiscali non dovute! Attenzione!!!
ATTENZIONE PERCHE’ BANCOPOSTA CREDE DI AVER AGITO CORRETTAMENTE!!!
Quindi non correggerà l’errore!!!
Allora, che fare?!?
Un attimo, prima ricostruiamo l’accaduto.
E’ giovedì 9 febbraio e nella mia casella di posta elettronica trovo questa mail:
Salve,
sono Ciro Angora, un investitore privato, seguo il sito di finanzainchiaro.it ed è lì che ho trovato il suo recapito.
Volevo interpellarla per una mia questione per la quale non sono riuscito a trovare una degna risposta di natura tecnica. Premetto che ho scritto alla Consob, a borsaitaliana, all'AIAF, siti e forum vari, domandato in banca ecc ma niente.
Il problema è il seguente:
a seguito dell'aumento di fonsai di luglio 2011, non aderendo mi sono trovato a pagare una plusvalenza che poste italiane (il mio intermediario) giustifica applicata sulla differenza tra il prezzo di carico del diritto e naturalmente il prezzo di vendita ovviamente maggiore.
Io vorrei impugnare la risposta e contestarla davanti al giudice ma non trovo spunti da nessuna parte per trovare una fonte normativa che mi illumini su quale sia il calcolo da eseguire in questo caso.
Sperando che possa darmi uno spunto in qualche modo, la saluto porgendole distinti saluti e chiedo scusa del fastidio.
Ciro Angora
ps in allegato il mio reclamo a poste italiane e la risposta al reclamo fatto
Sintetizzo la lettera di reclamo del Sig. Angora il quale è possessore di azioni di Risparmio Fondiaria Sai, società che, nel luglio scorso, opera un aumento di capitale al quale egli non intende aderire e quindi vende i diritti relativi al prezzo di mercato del momento di 0,29 euro.
Il Sig. Angora avendo come prezzo di carico 3,179 euro per azione ed essendo stato comunicato da Borsa italiana un coefficiente di conversione (il celebre fattore K) pari a 0,64488893 calcola giustamente il nuovo prezzo di carico dell’azione in euro 2,050 (3,179x0,64488893) e quello del diritto in 1,129 euro (3,179 – 2,050).
Ovviamente la vendita dei diritti al prezzo di 0,29 euro procurerà una minusvalenza, ed è quindi con immenso stupore che il 19/8/11 (con valuta 29/7/11) il Sig. Angora si vede addebitare sul proprio c/c da Banco Posta, l’importo di 61,26 euro a titolo di ritenuta fiscale sul capital gain per la vendita dei suddetti diritti.
Fin qui sembrerebbe solo un disdicevole errore, ma per il Sig. Angora è solo l’inizio di un’odissea alla quale non è stata ancora posta la parola fine, anzi!
Allora, dapprima comincia con la compilazione dei form, poi solleciti telefonici e scritti ai quali Banco Posta inizialmente non risponde (un buon metodo per soddisfare la clientela), poi, finalmente, qualche prima balbettante risposta dalla quale si evince chiaramente come, anche ai maggiori livelli, sia evidente l’incompetenza delle persone chiamate a gestire le operazioni finanziarie, anche quelle più banali come un semplice aumento di capitale.
Ed infine, ma solo per l’insistenza del Sig. Angora, finalmente, in data 11.01.2012 arriva anche una risposta “ufficiale”, scritta, da parte di Banco Posta e firmata dal “Responsabile” dei Progetti, Processi e Procedure Gestione Reclami.
Ebbene pubblico la copia della lettera perché sono certo che anche voi, come me, non ci avreste mai creduto se non l’aveste vista con i vostri occhi. Eccola:
/http%3A%2F%2Fwww.finanzainchiaro.it%2Fpublic%2FBancoPosta%20risposta%20sig.%20Angora.jpg)
C’è da restare sbigottiti, sbalorditi, davvero non si trovano le parole per esprimere l’incredulità nel pensare che per Banco Posta il prezzo di carico dei diritti si calcoli moltiplicando il prezzo di carico dell’azione per il fattore K e dividendo il risultato per 100.
Non è possibile!!!
Non ci credo!!!
Ditemi che non è vero!!!
Ditemi che sono su scherzi a parte!!!
Signori, pensate un secondo a quante persone siano state coinvolte nella la compilazione di quella lettera, partendo da colui che ha ricevuto il reclamo del Sig. Angora, a chi ha fatto le verifiche, a chi ha gestito dal punto di vista tecnico/informatico l’operazione di aumento di capitale, a chi ha materialmente stilato quella lettera, per arrivare infine a colui che l’ha firmata sotto la dicitura “Il Responsabile”.
Ora fra tutte queste persone non ci sono solo semplici impiegati (il che sarebbe già di inaudita gravità), ma addirittura Dirigenti di BancoPosta che vengono pagati profumatamente con soldi pubblici provenienti dalle tasse di tutti noi. Ebbene nessuno di loro si accorge che quanto scritto su questa lettera
E’ UN ORRIDO
Non serve neppure che io precisi come il fattore K sia il numero attraverso il quale venga ricalcolato il prezzo dell’azione, e non del diritto che, ovviamente, viene determinato come complemento rispetto al prezzo dell’azione ante rettifica.
Per BancoPosta, invece, il valore di carico del diritto non solo si calcola moltiplicando il valore di carico dell'azione per il coefficiente K, che sarebbe già solo questo un madornale errore, ma addirittura lo divide ulteriormente per 100!!!
Specificando, come potete leggera dalla lettera, che “si tratta di valore percentuale e non di valore assoluto”. E quindi, per non lasciare alcun dubbio, sulla risposta ufficiale di BancoPosta, viene esplicitamente scritto:
Pertanto: 3,179 x 0,6448889 : 100 = 0,02 (prezzo medio di carico del diritto)
PAZZESCO LETTERALMENTE PAZZESCO
A nessuno di coloro che “lavora” a BancoPosta viene il dubbio che in un’operazione, come quella dell’aumento di capitale di Fondiaria Sai, che è risultata per tutti gli azionisti un bagno di sangue, il loro correntista, nonostante venda i diritti dopo che gli stessi avevano già avuto una perdita di oltre il 50% (ricordiamo che alla partenza dell’operazione il diritto valeva 0,76 euro) abbia da questa operazione un guadagno stratosferico del +1350% (diconsi più milletrecentocinquantapercento!!!), passando infatti da 0,02 euro a 0,29 euro.
Va bene, non insistiamo su questo e cerchiamo di capire quanto possa essere grave ciò che è accaduto, e soprattutto cosa si possa fare ora.
Innanzitutto occorre capire se quanto accaduto al Sig. Ciro Angora, che ricordo era possessore di azioni Fondiaria-Sai Risparmio, sia accaduto anche a tutti gli altri azionisti, quindi anche coloro che possedevano azioni Ordinarie, il cui fattore K, lo ricordiamo, era naturalmente differente rispetto alle azioni Risparmio e precisamente pari a 0,57717035 facendo sì, di conseguenza, che il diritto, alla partenza dell’operazione, risultasse pari a 1,734 euro.
Per questo invito tutti gli azionisti BancoPosta che fossero stati interessati da operazioni di aumenti di capitale, anche per altri titoli azionari, a controllare se fossero state loro addebitate ritenute fiscali su capital gain, non dovute, derivanti dalla vendita dei diritti, e di segnalarmi l’accaduto conservando tutta la relativa documentazione.
Saremmo infatti interessati a fare una azione legale collettiva atta non solo a far riaccreditare ai vari correntisti ciò che è stato indebitamente loro addebitato, ma anche di ottenere un adeguato risarcimento per il danno provocato.
E’ giunta l’ora di dire basta ai soprusi, se l’Italia non vuol fare la fine della Grecia, messa in ginocchio da un apparato burocratico scandalosamente inefficiente, cominciamo ad alzare la nostra voce per affermare in maniera perentoria che l’era dei cittadini “sudditi” è finita!!!
Non siamo più disposti ad accettare che l’Amministrazione Pubblica sia guidata da persone così manifestamente incapaci.