L’Usb all’attacco del circo elettorale - di Ernesto Ferrante

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1360950690.jpgI faccendieri delle urne infrangono ogni giorno nuove frontiere dell’ipocrisia e del cattivo gusto. Tra allarmi di presunte riedizioni di tangentopoli sparati in aria come fumogeni e scandali fatti lievitare ad arte per distrarre i donatori di voti, si avvicina la data della grande messa in scena.
La pantomima è sempre più disgustosa e si passa in un baleno dalle stilettate alle carezze. Obama elogia Napolitano e strizza l’occhio a Monti, Bersani con una mano accarezza Vendola e con l’altra tiene per la giacchetta proprio il professore, Berlusconi balla praticamente da solo, sparandola sempre più grossa, a colpi di concordati, rimborsi e condoni, e Ferrero elogia Obama e lo “inserisce” tra i sicuri elettori morali di “Rivoluzione Civile”. Di tutto si parla fuorché dei problemi dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati italiani, cioè del 90% della popolazione di questo paese. I sindacati di potere tacciono, impegnati come sono a supportare le campagne elettorali dei propri esponenti imbucati nelle liste dei partiti in posizioni vantaggiosissime, mentre sui territori si contano i danni della chiusura di tantissime imprese. Bastino questi dati per capire le proporzioni del terremoto: nel 2012 hanno chiuso i battenti 104mila aziende italiane costrette a dire basta per fallimenti (12mila), liquidazioni (90mila) e procedure non fallimentari (2mila). Tra le poche voci libere e forti contro il blocco di potere che minaccia di soffocare ulteriormente i cittadini, vi è senza dubbio quella dell’Unione sindacale di Base che, con una nota molto forte, ha detto la sua sulla Grecia e sulle cose di casa nostra.
“Noi siamo certi - scrivono i sindacalisti di base - che la disperazione in quel paese abbia raggiunto un livello insostenibile, ma siamo anche convinti che le responsabilità di quella situazione, simile ad altre nel continente europeo, sia frutto proprio delle politiche che le banche, l’industria, la finanza europea ed internazionale hanno imposto attraverso la BCE, l’Unione Europea e quei soggetti politici, come Mario Monti, che cercano di uscire dalla crisi semplicemente rovesciandone i costi sui più deboli, togliendo presente e futuro ai giovani, alle donne, ai settori più svantaggiati della società”. Fa paura l’irrigidimento legislativo che andrebbe verso l’abolizione di fatto del diritto di sciopero, la contrazione dei diritti sindacali dei lavoratori e “addirittura la reintroduzione per legge della serrata da parte degli imprenditori in caso di sciopero prolungato, insomma le leggi vigenti durante la famigerata dittatura dei colonnelli”. Una sorta di laboratorio della repressione che potrebbe essere esportato anche da noi, anche a causa del silenzio assenso della Triplice.
“Mentre il sindacato greco sta organizzando un nuovo sciopero generale per il prossimo 20 febbraio - rincara la dose l’Usb - i “nostri” Cgil, Cisl e Uil si dividono sulle geometrie variabili, sulle alleanze che daranno vita al governo che uscirà dalle urne a fine febbraio e su quale sigla siederà al tavolo verde, più vicina al nuovo premier”. E ancora: “Mentre i sindacati greci lottano per i diritti e per il lavoro i “nostri” Cgil, Cisl e Uil litigano o fanno finta di farlo ma si apprestano tutti insieme a riscrivere una nuova pagina della “collaborazione” con Confindustria e Governo, in tema di rappresentanza e diritti sindacali, con l’intenzione di costruire regole sempre più rigide che escludano il conflitto e cerchino di emarginare quei lavoratori e quei sindacati che ancora lo praticano”.
Per chi si rifiuta di chinare il capo, potrebbero profilarsi tempi duri. Le avvisaglie, del resto, non mancano: “In Italia i segnali di forte repressione si fanno sempre più frequenti. Dalla fine degli anni ‘70 e fino a pochi anni fa era impensabile assistere a cariche e interventi violenti della polizia contro operai e lavoratori e cittadini, come invece accade oggi con un incremento di intensità inquietante”. L’ultimo duro affondo dell’Unione riguarda le forze politiche impegnate in questa “strana e sconcertante campagna elettorale” che “invece di enunciare impegni mirabolanti, di raccontare barzellette, di polemizzare su Sanremo o altre mondanità simili”, farebbero bene ad affrontare i reali problemi della gente, ovvero come arrivare alla fine del mese, il dramma della disoccupazione e il Fiscal Compact che tutti i partiti al governo con Monti hanno votato in Parlamento e “che sottrarrà alle spese sociali 50 miliardi all’anno sino al 2034”. La via da seguire, per gli uomini del sindacato di base, è una sola: opporsi in tempo e dire “NO a Monti (ieri, oggi e domani) ed a tutti coloro che condividono direttamente o assumono la sua agenda come linea guida per il governo del paese”.
Fonte: www.rinascita.eu

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