" L'ottimismo prematuro dell'Unione Europea" di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://ts3.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1629866366734&id=0c32b494532f01e0a23c0b4272d08e28I leader europei hanno concluso la settimana con un accordo, da loro definito storico: l'impegno di inserire il vincolo del pareggio del bilancio nelle costituzioni dei Paesi membri dell'Unione Europea; il cosiddetto patto fiscale. Chi non lo farà verrà multato per l'equivalente dello 0,1% del proprio Pil. Per un'unione dove si sono truccati i conti e mentito spudoratamente, l'impegno è sicuramente notevole, ma l'ottimismo forse è un po' prematuro. Chi ci assicura che, questa volta, gli Stati membri non useranno i giochi di prestigio finanziari per far quadrare conti che non quadrano?
L'accordo propone di estendere agli Stati membri una legislazione tedesca, unico Paese che ha il vincolo del pareggio del bilancio nella propria costituzione. Procede dunque l'integrazione europea lungo le linee di una sorta di germanizzazione. Naturalmente l'accordo dovrà essere ratificato da almeno 12 Paesi per entrare in vigore, chi non lo farà non avrà diritto ad accedere alle finanze europee in situazioni di grave debito, come è successo con Grecia, Portogallo e Irlanda.
La Gran Bretagna e la Repubblica Ceca hanno deciso di rimanere fuori; una decisione che tutti si aspettavano e che non ha rabbuiato gli umori di nessuno. Il premier italiano Monti ha esordito sostenendo addirittura che, per la prima volta in due anni, non si è parlato di crisi e che questo accordo sancisce la fine dei tempi bui dell'euro. Nessuno gli ha chiesto come farà un Paese come l'Italia - con un debito pubblico pari al 120% del Pil - a pareggiare il bilancio senza dover tagliare all'osso lo stato. Anche Sarkozy, che si trova in piena campagna elettorale, ha attribuito all'accordo un segno premonitore della fine della crisi. Solo la Merker, pur lodando l'operato della Banca centrale europea e di Monti nel riportare l'Italia in una posizione accettabile secondo i mercati, ha ammonito contro i pericoli ancora reali di una ricaduta dell'euro.
Il motivo vero del patto fiscale è convincere la Germania ad rimpinguare il fondo di stabilità ribattezzato "meccanismo di stabilità". A quanto pare i tedeschi sono riluttanti a farlo, senza un'assicurazione che li protegga dallo sperpero dei politici europei. Staremo a vedere se qualche firma ed un paio di articoli costituzionali nuovi saranno sufficienti a far cambiare le abitudini agli europei. ( Fonte: www.caffe.ch)

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post