" L'Europa frena come il Giappone" di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://attualizzando.files.wordpress.com/2009/11/loretta-napoleoni.jpg?w=215&h=300Il rating della Spagna viene ridotto di nuovo e le banche europee continuano a non riprendersi, la liquidità scarseggia e molte nazioni sono rientrate in recessione. È dal 2008 che digeriamo notizie negative senza che si verifichi un vero crollo. Assistiamo invece ad un impoverimento lento ed inesorabile dell'eurozona che trascina verso la povertà anche quelle economie, come la svedese, che hanno seguito una politica economica diversa da quella dell'Unione europea, gestendo le proprie finanze con parsimonia.
Ci troviamo di fronte ad un terrificante déjà vu del Giappone, che da due decadi non cresce? Un Paese con un debito pubblico pari al 200% del Pil, detenuto principalmente dai giapponesi, una nazione dove la banca centrale stampa ormai carta moneta regolarmente per impedire il collasso legato al prosciugamento della liquidità a causa della mancata crescita. Secondo un'analisi condotta da Ubs il Pil nominale giapponese è cresciuto dell'85% dal 1980 al 1990. Durante gli ultimi 20 anni invece è salito appena dell'8%.
Terrificante parallelo perché significa che dei Paesi industrializzati occidentali classici, ai quali il Giappone appartiene, solo gli Stati Uniti sembrano timidamente riprendersi dalla recessione - anche se dovremmo aspettare dopo le elezioni per capire se si tratta di una crescita vera o indotta dal mantenimento e dall' estensione dei sussidi di disoccupazione.
I segni premonitori della "giapponesizzazione" dell'Ue sono ormai evidenti: i tassi d'interesse dei titoli biennali tedeschi sono scesi sotto a quelli giapponesi per la prima volta in 20 anni. Le implicazioni sono serie, e cioè la Germania pagherà per l'eurozona attraverso una riduzione drastica dell'interesse sulle obbligazioni a meno che l'euro non imploda. Nel 1997 i tassi decennali dei titoli di Stato giapponesi scesero al 2% e non sono mai risaliti, a volte sono scesi fino all'1%. Anche sul mercato azionario la situazione ricorda quella del Giappone. Le borse europee sono salite meno di quelle americane. L'Euro Stoxx (l'indice dei titoli dell'eurozona) è oggi al 30% sopra il punto più basso raggiunto a marzo del 2009, mentre S&P ha registrato un aumento del 105%. La "giapponesizzazione" di Eurolandia potrebbe in futuro dimezzare i valori degli indici azionari. Naturalmente un'economia come la Svizzera risentirà negativamente dell'impoverimento dei vicini. È bene, dunque, guardare lontano, in Asia e verso i mercati emergenti, è lì che ci sarà crescita vera. ( Fonte: www.caffe.ch)

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