L’era dell’austerity è finita? - di Angela Iannone
L'era dell' austerity è finita. E non perchè ha esaurito il suo corso, ma perchè si è dimostrata infefficiente, incapace di risolvere "i vecchi rischi" e di non sopperire i nuovi. E' stato il pensiero comune dei Grandi dell’economia riuniti la scorsa settimana durante l’Imfc di Washington e anche se non si sa ancora quale sarà la nuova via da imboccare, l'insegnamento per tutti è stato sicuramente questo: troppa austerità fa male.
Lo ha detto Crhristine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale,ritenendo che sia più opportuno “dare più ossigeno all’economia”. Lo ha ribadito il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, ammettendo che la politica "lacrime e sangue" perseguita da anni dalla UE non ha più il sostegno politico e sociale necessario per lavorare in maniera efficiente: "Mentre penso che questa politica è sostanzialmente giusta, ritengo anche che abbia raggiunto i suoi limiti - ha dichiarato Barroso - una politica per avere successo non solo deve essere adeguatamente progettata, deve avere anche un minimo di sostegno politico e sociale".
Lo conferma inoltre uno studio pubblicato da tre economisti dell'Università del Massachusetts che, analizzando l'andamento economico mondiale degli ultimi anni, hanno affermato che alti livelli di debito pubblico danneggiano la crescita economica.
Così, la politica delle manovre e dei tagli comincia a venir meno proprio da quei Paesi che ne avevano fatto una politica costante. E' il caso della Spagna, dove il ministro delle Finanze Luis de Guindos ha recentemente dichiarato divoler presentare un nuovo piano di bilancio che metta in risalto la crescita economica, riducendo i tagli alla spesa: "Quello che ci accingiamo a fare ora è trovare un migliore equilibrio tra la riduzione del disavanzo e la crescita economica", ha detto de Guindos.
La Francia, intanto, ha chiesto una proroga per soddisfare il proprio obiettivo, quello di ridurre il deficit al 3% del PIL entro il 2014 e non più al 2013. E in Italia, uno dei Paesi che con Monti ha maggiormente rispettato "i compiti a casa" assegnati da Bruxelles, la crescita economica è stata minima, così come il PIL, previsto nel 2013 a meno 1,5%.
D'altronde, l'austerity non ha portato risultati soddisfacenti, o comunque non quelli previsti inizialmente: l'economia dell'Eurozona ha subìto contrazioni negli ultimi cinque trimestri consecutivi fino alla fine del 2012 e l'austerità ha contribuito al calo della spesa da parte delle famiglie e delle imprese, oltre ad un aumento del tasso di disoccupazione, giunto ormai ovinque a livelli record.
E anche se non sono ancora ufficiali i dati relativi al primo trimestre del 2013 - saranno rilasciati il prossimo 15 maggio - analisti ed economisti credono di poter affermare che sarà anche questo in declino. Anche i programmi di salvataggio imposti da Bruxelles in cambio di rigore hanno fatto ben poco per il risanamento dell'economia dei Paesi a rischio default. In Grecia, il disavanzo è salito al 10,0% del PIL dal 9,5% nel 2011, mentre in Portogallo il deficit è passato dal 4,4 del PIL del 2011 al 6,4%. Dei quattro Stati che hanno ottenuto un aiuto finanziario da parte dell'Eurozona, solo l'Irlanda ha registrato un calo del suo deficit, attualmente al 7,6% del PIL rispetto al 13,4% nel 2011.
L'incontro di Washington ha così posto sotto i riflettori una questione che molti, esperti e non, si chiedevano da anni. E la soluzione non è ancora definita. Sicuramente, come ha anche dichiarato Lagarde, la strada delle riforme strutturale continuerà ad essere percorsa, ma non è l'unica via d'uscita e soprattutto, "non dovrebbe essere una corsa obbligatoriamente veloce", ha concluso la numero uno dell'Fmi.
Fonte: http://it.finance.yahoo.com/notizie/l%E2%80%99era-dell%E2%80%99austerity-%C3%A8-finita--143908671.html